“L’attimo fuggente” di Giuseppe Maurizio Piscopo

a cura di Teresa Triscari

         Era il 1989 quando nelle sale cinematografiche si proiettava “L’attimo fuggente” di Peter Weir, indimenticabile affresco sulla poesia dell’adolescenza che ha commosso e coinvolto tutti noi con quel giovane Professore, nei panni di Robin Williams, che voleva dare un taglio al vecchio sistema didattico instaurando un rapporto nuovo di interazione e creatività con gli allievi.

        Quel Professore fu ben presto osteggiato e ostracizzato da Colleghi e Preside ma erano gli anni Ottanta di un’America ancora restia alle innovazioni sociali e ai movimenti di revisione di certe  tradizioni.

        Adesso l’insegnante è un Maestro di Scuola Elementare, originario di Favara, nell’agrigentino,  testimone di una storia difficile di arretratezza sociale e di povertà; un intellettuale convinto dei valori e dei significati della veicolazione e della  fusione delle lingue e delle culture cui si avvicina sempre con rinnovato slancio e vigore; un  deciso fautore di principi di democrazia e di crescita sociale, con un curriculum vario e variegato; una persona sempre aperta al dialogo.

        È lui, Giuseppe Maurizio Piscopo, il Maestro sognatore, sempre giovane a dispetto dei  capelli  che s’incanutiscono sempre di più. È lui, il Maestro che vagheggia una Scuola diversa,  un rapporto dinamico con gli allievi, qualcosa che deve essere visto  alla rovescia come il suo libro “ La maestra portava carbone”.

        Leggiamo Piscopo al contrario  – è un invito !-  e vedremo che il suo excursus è complesso, colmo di esperienze formative che vanno dalle botteghe dei barbieri dell’agrigentino ai circoli culturali di Roma, Trento, Parigi e non solo.

         Lì, a Favara, sua Città natale, nelle barberie, tra forbici e calendarietti  odoranti di talco alla violetta e raffiguranti non di rado  donne procaci che finivano con il diventare l’oggetto dei sogni voluttuosi di tanti giovani  (e anche di tanti meno giovani), lì Piscopo impara a suonare la fisarmonica che l’accompagnerà poi sempre nel corso delle sue esperienze culturali e che costituirà un’integrazione delle sue linee di  didattica di insegnante di scuola elementare; lì  viene a conoscenza di tante storie dei nostri migranti; lì  inizia a crescere e a mettere insieme una serie d  pezzi formativi che lo porteranno  pian piano a una maturazione di sociologo, antropologo, storico, psicologo, scrittore e poeta.

        Con la fisarmonica è riuscito a raccontare la Sicilia e le sue tradizioni più antiche e più vere, partendo proprio dal comune di Favara, in provincia di Agrigento, paese dalle tinte forti, a volte crude, ma certamente intense. Vanta un curriculum artistico invidiabile: è stato tra i fondatori del Gruppo Popolare Favarese con Antonio Zarcone che ha portato nel mondo le tradizioni popolari locali  attraverso il canto.

        Da sempre il suo estro e la sua fantasia sono stati stimolati positivamente dalla letteratura e numerosissime sono le composizioni in cui il rapporto fra musica, poesia e narrativa risulta evidente oltre che di fondamentale importanza. In particolare, la sua attenzione si è  rivolta ad autori come Pirandello, Sciascia, Gori, Buttitta, Bonaviri, Bufalino.

        Leggendo e conoscendo Piscopo, mi sono trovata di fronte a questa miscellanea di sentimenti e sensazioni, progetti e slanci, entusiasmi e passioni.

        Eppure, questa particolare e composita figura di educatore  non sempre riesce a trovare assenso e consenso presso certe colleghe che “portano carbone”.

         Persona colta e poliedrica, capace di continui cambiamenti e di poetiche forme di mimesi, Giuseppe Maurizio Piscopo  impersona una cultura dal “volto umano” tendente a rivolgere sempre lo stesso messaggio: sapere ascoltare, soprattutto i più piccoli.

         I suoi libri, da “Merica, Merica” a “La Maestra portava carbone” a “ Il vecchio che rubava i bambini”, solo per citarne alcuni, sono sempre analisi socio-antropologiche, letture di nostri retaggi ancestrali che ci ostiniamo a  portarci dietro, che ancora esistono e persistono in una Sicilia che pure è stata fulcro di grandi scrittori e pensatori, culla del sapere, luogo che ha consegnato alla Storia nomi  come Pirandello, Sciascia e non solo.  Per incidens, anche Leonardo Sciascia era un Maestro elementare.

       Lo vorremmo tutti per i nostri figli un Maestro come lui, come Piscopo, un educatore con la capacità e l’entusiasmo di  accompagnare l’insegnamento  con i diagrammi musicali della sua fisarmonica, del suo sapere,  del suo estro,  della sua inventiva, del suo dinamismo,  della sua carica di spettacolarità, del suo continuo senso di rinnovamento.

       Giuseppe Maurizio Piscopo, conosciutissimo in Italia, ha ricevuto importanti premi tra cui, nel 2000, un riconoscimento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per l’impegno nelle scuole a rischio di Palermo; nel 2004 il Premio Buttitta; nel 2005 il Premio Unesco per le  opere letterarie e poetiche; nel 2019 il Premio Nikolaj Gogol Ambasciatore del sorriso a San Vito Lo Capo. Recentemente gli è stato conferito il Premio Buttitta per le tradizioni siciliane; il Premio Palcoscenico; il Premio Mauro Picone a Lercara Friddi; il Premio Alessio Di Giovanni; il Premio “Magister Vitae” a San Vito Lo Capo; il Premio Rosa Balistreri.  Solo per citarne alcuni.

      Grazie, Maestro Piscopo, per tutto quello che hai fatto e che farai per la nostra Terra, per la nostra cultura, per la crescita dei nostri ragazzi. Grazie e buon ingresso in quella fase della carriera che ha nome “Pensione” e che, per un tipo come te, costituirà certamente un ulteriore momento in cui, con abilità e sapienza, con maestria di persona navigata e motivata, con l’entusiasmo che ti è consono, riuscirai a riannodare le fila di tutto quel bagaglio di valori umani e sociali  che ti hanno trasmesso i tuoi allievi  che oggi, purtroppo, a causa della particolare ben nota situazione sanitaria, non puoi salutare.

        Ti salutiamo noi, con affetto e simpatia, noi che ancora oggi, a dispetto del tempo, ricordiamo i nostri Insegnanti delle Elementari. Perché, caro Maurizio, ricordalo, la Maestra, il Maestro, sono  proprio come il primo Amore: non si scorda mai!!

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