Acido Trifluoro Acetico (TFA), un nuovo inquinante delle acque
L’Acido Trifluoroacetico (TFA), derivato dai PFAS, è una sostanza chimica altamente persistente che si diffonde facilmente nell’ambiente e viene rilevata anche nelle acque potabili.
del dott.Vincenzo D. Esposito
L’acido trifluoroacetico (TFA) è una sostanza chimica caratterizzata da legami fluoro-carbonio estremamente stabili, che i processi naturali non riescono a degradare.
Attualmente esiste un dibattito scientifico aperto sulla sua origine, sul meccanismo di azione tossica e sulla reale pericolosità. Alcuni ricercatori ritengono che il TFA sia presente negli oceani da epoche geologiche, mentre altri sottolineano che, anche se fosse vero, la sua elevata solubilità in acqua lo rende comunque potenzialmente dannoso per la salute, pur non avendo una tossicità acuta.
Negli animali, studi in vitro hanno evidenziato effetti negativi sulla riproduzione, sui livelli di colesterolo e trigliceridi, e sulla proliferazione delle cellule ossee. Il TFA danneggia anche piante ed ecosistemi: quando l’acqua evapora, la sostanza resta nel terreno e nei tessuti vegetali.
Le principali fonti antropiche includono: gas anestetici come l’alotano, impianti di condizionamento, pesticidi (come precursori chimici), e farmaci, dai quali può essere rilasciato attraverso urine e feci dei pazienti.
La maggior parte dei ricercatori concorda su un punto: in attesa di dati più certi, è fondamentale raccogliere informazioni tossicologiche sull’esposizione cronica e identificare con precisione tutte le fonti di rilascio.
