Svimez: “Nord e Sud uniti nella crisi, divisi nella ripartenza”

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di Antonio Bianco

Se Napoli corre Milano frena, è la cruda teoria di Carlo Cottarelli, ex direttore del Fondo Monetario Internazionale (FMI), e di Guido Tabellini, già rettore della Bocconi. Quest’ultimo, sul quotidiano Il Foglio scriveva: “Per tornare a crescere […] investire nei settori e nelle aree geografiche che sono all’avanguardia […]. Tutto ciò non è indolore. Le politiche più efficaci per avvicinare l’Italia all’Europa sono anche quelle che aumentano la distanza tra Milano e Napoli, tra aree avanzate e arretrate del Paese. […]”. In sintesi: il Nord Italia è avanti e resti avanti, il Sud è indietro e resti indietro. Anzi, per essere precisi, aumentare la distanza tra Milano e Napoli.

La locomotiva che traina i vagoncini è la metafora del Sud assistito che succhia alle mammelle del Nord virtuoso, teorema naufragato di fronte alla realtà che ha lasciato il Meridione nelle sabbie mobili, ancor oggi, l’area maggiormente depressa dell’UE, priva di infrastrutture e di servizi degni di un paese civile ed altamente industrializzato. Il presidente dello Svimez Adriano Giannola sulle pagine di Repubblica afferma che il Centro-Nord nel 2021-2022 avrà superato la crisi con il PIL che si attesterà sui livelli pre-Covid. Nelle anticipazioni del rapporto Svimez 2021 il Mezzogiorno appare ancora più debole e la sua situazione economica è sintetizzata nell’espressione: “Nord e Sud uniti nella crisi, divisi nella ripartenza”. La caduta del PIL in Italia è stata omogenea intorno al 9% e, secondo le stime dello Svimez, la ripresa ha un andamento diverso: nel Centro-Nord la Lombardia, l’Emilia Romagna ed il Veneto avranno recuperato il PIL del 2020 mentre il Mezzogiorno è lontano dal recupero ed a fine del 2022 dovrà sommare 1,7 punti di PIL ai 10 punti di ritardo del periodo 2008-2013. Secondo Giannola gli 80 miliardi (40% dei 209 miliardi) del Piano Nazionale di Rinascita e Resilienza (PNRR), sono una cifra importante ma inferiore al 50% necessaria a dare un maggiore impulso all’economia del Sud e dell’intera Nazionale. Preoccupa la mancata ricognizione dei fabbisogni di investimento nell’area meridionale e la scarsità del personale in pianta organica dei Comuni, fatti che potrebbero avere ricadute negative sulla realizzazione delle infrastrutture. Non è sufficiente il PNRR, occorre che il Paese riscopra la vocazione unitaria voluta dei padri costituenti, unico punto di equilibrio per offrire pace e benessere ai cittadini italiani, inclusi i meridionali.


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