Giorgio La Malfa e il varo di Officina Repubblicana: «Siamo davanti a un nuovo 1948»
Giorgio La Malfa
di Bruno Marfé
Nel corso dell’incontro svoltosi a Roma il 24 gennaio per la presentazione di Officina Repubblicana, un movimento di opinione che si richiama alle tradizioni della sinistra democratica e repubblicana italiana, Giorgio La Malfa è tornato a intervenire nel dibattito pubblico nazionale collocando la fase politica attuale in una prospettiva storica che egli stesso ha paragonato a quella del 1948.
Alla presentazione, moderata da Nora Iosia e promossa dal nuovo movimento, hanno preso parte numerosi intervenuti tra rappresentanti della società civile, studiosi, giovani e esponenti politici, in un dibattito che ha cercato di coniugare analisi, memoria e proposte per il futuro.
Un panel di voci diverse
Al dibattito hanno portato contributi, tra gli altri: Riccardo Diana, attore; Sergio Pierattini, intervenuto in apertura; Tommaso Masciovecchio La Malfa, portavoce delle giovani generazioni; Greta Giannini, giovane partecipante al dibattito; Giorgio Di Bartolomei, studioso e commentatore; Marcello Orecchia, con un intervento sull’identità repubblicana; Isabella Montagna, con un contributo sui temi civili; Antonella Amendola, nipote del liberale antifascista Giovanni Amendola; Stefano Passigli, politologo e già parlamentare; Giacomo Mazzei, storico e caporedattore degli Annali della Fondazione La Malfa; Moreno Lorenzini, assessore del Comune di Carrara; Paolo Gambi, componente del movimento Officina Repubblicana; Sandro Gozi, parlamentare europeo (Renew Europe); Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale e coordinatore di Progetto Civico Italia; Vincenzo Amendola, deputato del Partito Democratico e capogruppo in Commissione Affari Esteri alla Camera; Giuseppe Conte, deputato e presidente del Movimento 5 Stelle. A chiudere l’iniziativa è stato l’intervento di Giorgio La Malfa in persona, che ha sintetizzato la visione politica del movimento e le priorità che intende portare nel dibattito italiano.
Un bivio storico
Per La Malfa, le prossime elezioni non rappresentano una consultazione ordinaria, ma un momento decisivo per la collocazione internazionale e civile del Paese. Così come nel 1948 si decise la strada dopo la Seconda guerra mondiale, oggi – ha sottolineato – l’Italia deve scegliere tra un nazionalismo isolazionista e il rilancio della sua vocazione europea e democratica.
Il primato della conoscenza contro il declino
La Malfa ha dedicato ampio spazio all’analisi economica, denunciando il crollo del reddito pro-capite italiano rispetto alla media europea e proponendo una profonda riforma delle priorità di spesa pubblica. In particolare ha sostenuto la necessità di raddoppiare gli investimenti in scuola, università e ricerca, portandoli dall’attuale 4% all’8% del PIL, finanziando questa scelta tramite una diversa allocazione di risorse già stanziate per altre opere.
La difesa della Costituzione e l’allarme sul Quirinale
Un altro tema centrale del suo discorso è stata la riforma del Premierato, che La Malfa ha definito un rischio per gli equilibri costituzionali. Secondo lui, l’elezione diretta del capo del governo e una nuova legge elettorale potrebbero alterare il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica, andando oltre i confini previsti dalla Costituzione repubblicana.
L’Europa come argine al nazionalismo
Rievocando la sua esperienza al Parlamento Europeo, La Malfa ha ribadito l’importanza dell’unità europea non solo come spazio economico ma come progetto di civiltà, richiamando il monito di François Mitterrand secondo cui «il nazionalismo è la guerra». Ha criticato inoltre le simpatie di alcune forze politiche italiane verso correnti isolazioniste a stelle e strisce, vedendo in queste tendenze una tendenza regressiva che indebolisce l’Italia nel contesto globale.
Verso il futuro
Nel passaggio finale del suo intervento, La Malfa ha citato un proverbio ungherese: «La più piccola candela insegna che per un po’ di luce vale la pena di ardere e di bruciare fino in fondo», affidando così il messaggio conclusivo a un’immagine di speranza e di impegno civico.
L’incontro di Officina Repubblicana – con un panel così articolato – ha voluto essere più di una presentazione: un laboratorio di idee in cui voci diverse si confrontano su come rendere il Paese più forte, europeo e inclusivo, superando derive nazionaliste e retoriche di chiusura.
