30/04/2026
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L’Italia con la tuta mimetica

riarmo
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di Antonio Bianco

L’adesione dell’ANPI Nazionale e della CGIL alla manifestazione indetta da Michele Serra per l’Europa, mi lascia senza parole. Il dubbio è forte, la manifestazione è pro o contro la pace, è pro o contro il ReArm Europe basato su un prestito a debito di 800 miliardi destinati a migliorare la capacità militare dell’UE? Un mega indebitamento che arricchirà l’industria bellica sottraendo risorse finanziarie all’istruzione, alla sanità, alle infrastrutture e, cosa ancor più grave, si ipotizza che i singoli Stati possano attingere i denari dal Fondo di Coesione e Sviluppo (FCS) destinato ai territori depressi, come il Meridione che è l’area più sottosviluppata dell’UE.

In poche parole: i soldi non miglioreranno le condizioni di vita degli europei ma saranno indirizzati a comprare armi. I singoli Paesi possono decidere da dove attingere le risorse per finanziarie il piano, comunque, l’Italia, nei prossimi quattro anni, dovrebbe impegnare nel suo bilancio circa 70 miliardi, pari al 3% del PIL. Risorse preziose che saranno sottratte all’istruzione, alla sanità, alle infrastrutture settori della pubblica amministrazione già tartassati da tagli che riducono i diritti di cittadinanza di tutti gli italiani, in particolar modo il Meridione, con pochi asili nidi, privo dell’alta velocità, afflitto da una endemica migrazione di persone in cerca di lavoro e di migliori cure sanitarie, uno spopolamento che pregiudica la rinascita del Sud destinato a diventare una riserva indiana. Considerando che in misura cospicua i soldi del PNRR sono stati spesi nella parte più ricca del Paese, con i 70 miliardi l’Italia potrebbe assumere più medici ed infermieri finalizzati alla riduzione delle liste di attesa, programmare un nuovo tracciato dell’alta velocità verso il Sud, completare il ponte sullo stretto, opere essenziali per la nascita del corridoio ad alta velocità da Augusta a Berlino, voluto dall’UE e, ancora oggi, incompleto per volontà politica del governo italiano. Se fosse realizzato, il porto di Augusta e di Gioia Tauro assumerebbero la giusta centralità nel trasferimento rapido dei containers scaricati dalle navi provenienti da Suez e che, oggi, preferiscono attraversare lo stretto di Gibilterra e dirigersi vero i porti di Rotterdam ed Anversa. Vogliamo l’Europa vocata a creare condizioni di vita migliori per i suoi cittadini che non spenda 800 miliardi per costruire strumenti morte.

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