18/04/2026
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L’errore Mercosur e il rischio dell’irrilevanza europea

Mappa UE–Mercosur imm. da web

Mappa UE–Mercosur imm. da web

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Perché l’accordo UE–Mercosur non è il problema che alcuni raccontano, ma parte della soluzione che l’Europa fatica ad assumersi.

di Bruno Marfé

Negli ultimi mesi ho più volte affrontato il tema dell’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur, provando a leggerlo non come un semplice trattato economico, ma come un indicatore dello stato di salute politica e strategica dell’Europa.

Che cos’è il Mercosur

Il Mercosur è il mercato comune dell’America Meridionale, creato nel 1991 per favorire integrazione economica e cooperazione tra i Paesi membri. Ne fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.

Il Venezuela ha aderito nel 2012, ma la sua partecipazione è sospesa dal 2017. La Bolivia ha firmato il protocollo di adesione, ancora in attesa di ratifica definitiva.

Nel complesso, il blocco rappresenta una delle principali economie del mondo, con circa 270 milioni di abitanti e un peso commerciale significativo a livello globale.

Oggi, alla luce del voto del Parlamento europeo che ha rinviato l’accordo alla Corte di giustizia dell’UE, quel filo di ragionamento appare ancora più attuale: non siamo di fronte a un errore tecnico, ma a un bivio politico.

Come osservato nel recente editoriale, netto e privo di ambiguità, di Politico, “Europe must scramble to recover from its Mercosur blunder” (https://www.politico.eu/article/opinion-europe-must-scramble-recover-mercosur-blunder/), “l’accordo potrebbe essere imperfetto, ma l’irrilevanza è un destino ben peggiore”. Ed è esattamente qui che si colloca il punto cieco di molte critiche interne, comprese quelle di Marco Rizzo, che da tempo accusa l’Europa – e di riflesso l’Italia – di aver firmato un accordo “nocivo” e svantaggioso.

Il rinvio che indebolisce l’Europa

Il 21 gennaio 2026 il Parlamento europeo ha scelto di deferire l’accordo UE-Mercosur alla Corte di giustizia per un parere legale, aprendo un limbo che potrebbe durare fino a due anni. Formalmente una scelta di prudenza. Sostanzialmente, un autogol strategico che rafforza l’immagine di un’Europa incapace di assumersi fino in fondo le proprie decisioni, un’Europa lenta, contraddittoria e incapace di trasformare la propria forza normativa in azione concreta.

E questo ha un costo che va ben oltre il commercio.

Il bersaglio polemico: le tesi di Marco Rizzo

In questo contesto si inseriscono le ripetute dichiarazioni di Marco Rizzo, che presentandolo come una resa agli interessi delle multinazionali e una minaccia diretta all’agricoltura italiana. Una lettura che fa presa sul disagio sociale, ma che semplifica fino a deformare la realtà dei fatti.

La critica di Rizzo si fonda sull’idea che il Mercosur sia un accordo esclusivamente agricolo e penalizzante. In realtà, la componente agricola rappresenta solo una parte limitata del trattato, ed è stata accompagnata da quote, clausole di salvaguardia e meccanismi di riequilibrio pensati proprio per proteggere i settori più sensibili.

Non solo un accordo commerciale

Ridurre il Mercosur a uno scambio di concessioni sui prodotti agricoli significa ignorarne la portata geopolitica. L’accordo nasce come un quadro di partenariato economico, politico e strategico di lungo periodo, pensato per rafforzare la presenza europea in Sud America, una regione in cui l’influenza dell’UE si è progressivamente ridotta.

Sostenibilità: l’alternativa reale all’isolamento

Un altro punto centrale delle critiche riguarda la sostenibilità ambientale. Anche qui, la narrazione sovranista propone una falsa alternativa: o la purezza normativa, o la resa. In realtà, come sottolinea Politico, l’influenza europea nasce dall’impegno continuo e dalla cooperazione strutturata, non dall’assenza o dal veto.

Il nodo economico: davvero nocivo per l’Italia?

Dal punto di vista economico, l’accordo prevede risparmi tariffari significativi per le imprese europee, una maggiore tutela delle indicazioni geografiche e nuove opportunità per la manifattura italiana. Le concessioni agricole, limitate e monitorate, non giustificano la rappresentazione catastrofica proposta da Rizzo.

Conclusione: imperfetti, ma presenti

L’accordo UE–Mercosur non è perfetto, ma l’alternativa proposta dai suoi detrattori è l’irrilevanza strategica. In un mondo segnato da competizione e blocchi contrapposti, l’Europa può scegliere se esserci, con tutti i compromessi del caso, o auto-escludersi lasciando spazio ad attori con standard molto più bassi. È questa la vera posta in gioco, ben oltre la propaganda.

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