La sanità non può essere privatizzata
Group of modern doctors standing as a team with arms crossed in hospital office. Physicians ready to examine and help patients. Medical help, insurance in health care, best desease treatment and medicine concept.
di Antonio Bianco
La sanità deve rimanere pubblica, non si può abdicare alla logica di mercato ed alla privatizzazione selvaggia che specula sulle malattie delle persone più fragili. Non si può accettare la mancanza del personale medico e paramedico necessaria a garantire la continuità assistenziale. Milioni di cittadini vivono nell’angoscia di non poter ricevere cure appropriate e tempestive a cause di lunghe liste di attesa, condizione oramai cronica del SSR meridionale.
La situazione della sanità è ulteriormente resa precaria dall’esodo dei medici e dei paramedici che migrano nelle strutture sanitarie del Centro-Nord, meglio attrezzate e capaci di pagare stipendi più alti. La miscellanea di fattori negativi delle regioni Meridionali riduce, se non addirittura elimina, la possibilità di garantire i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) ai cittadini, dal Sud al Nord, isole incluse, con prestazioni sanitarie di cura e di assistenza uniformi su tutto il territorio nazionale. La realtà parla un’altra lingua, la migrazione sanitaria è quotidiana, decine di miglia di cittadini meridionali si recano nelle regioni del Centro-Nord per ricevere cure tempestive. Il caregiver è costretto ad onerosi esborsi per alloggio e vitto fuori sede, nel contempo, la regione di residenza deve versare la retta per la prestazione sanitaria erogata che, per la Campania, ammonta a circa 380 milioni di euro ogni anno. Somma sottratta al SSR e che poteva essere utilizzata per l’acquisto di macchinari ovvero per rendere efficiente il SSR campano.
L’Italia delle disuguaglianze sanitarie è il frutto della riforma del titolo V della Costituzione approva nel 2001 con la quale si mise in atto il regionalismo differenziato sanitario, oggi riproposto dalla legge Calderoli, approvata dal governo Meloni, per tutta la pubblica amministrazione. Se non verrà messo in campo il federalismo cooperativo eliminando quello competitivo che premia solo le regioni migliori ed abbandona gli altri al loro destino, si renderanno definitive le disuguaglianze ed i meridionali saranno costretti a migrare sia per il lavoro che per curarsi. Va corretta subito la rotta, diversamente ci avvieremo verso la balcanizzazione del paese.
