La gomma sgonfiata e il declino del servizio pubblico
immagine dal web
Quando gonfiare una gomma in strada diventa un privilegio: l’addio al Servizio Pubblico.
di Bruno Marfé
1. L’Inizio della Storia
L’immagine è semplice, ma colpisce. La spia luminosa sul cruscotto si accende: pressione delle gomme insufficiente. Un avviso chiaro, che sottolinea l’urgenza di fermarsi. Eppure, inizia il percorso frustrante: sei aree di servizio esplorate, sei compressori non funzionanti o addirittura assenti. La fretta aumenta insieme alla frustrazione. E la domanda, ineluttabile, si fa strada: come è possibile che un’azione così basilare – garantire pneumatici sicuri – sia diventata un lusso raro e incerto?
2. L’Analisi Socio-Economica: perché questodeclino?
A. La Rivoluzione Tecnologica (Automazione)
Dai distributori pieni di personale – meccanici, benzinai, esperti del settore – ci siamo ritrovati in stazioni anonime, sempre aperte, ma prive di “servizio”. L’automazione ha reso il rifornimento più rapido e meno costoso, ma i servizi accessori, non redditizi, sono stati abbandonati. Di conseguenza, i vecchi compressori sono diventati dei relitti arrugginiti, senza alcuna manutenzione o controllo.
B. La Logica dei Costi (Personale ridotto)
Pagare un operatore per gonfiare una gomma o controllare i livelli? Nella mentalità attuale appare impensabile. Il personale è ridotto al minimo: un cassiere, un manutentore delle attrezzature. Il servizio, inteso come cura del veicolo e del cliente, non è più contemplato nel bilancio. L’obiettivo è chiaro: massimizzare l’efficienza sul carburante, non garantire una sicurezza diffusa.
C. L’Inciviltà Diffusa (Aspetto sociale)
A complicare le cose c’è la costante fragilità delle infrastrutture “a libero accesso”. Le colonnine per il gonfiaggio, quando funzionano, spesso non durano a lungo: pulsanti rotti, tubi staccati, schermi danneggiati. Non sempre per usura, ma per indifferenza o atti vandalici. Un gesto distratto o un atto deliberato di danneggiamento, e l’auto diventa inutilizzabile. I gestori, di fronte a costi di manutenzione ricorrenti e comportamenti incivili, tendono ad abbandonarle, considerandole un onere piuttosto che un servizio.
3. Le Ripercussioni per gli utenti
Sicurezza e Legalità
Guidare con pneumatici sgonfi non è un dettaglio trascurabile, ma una questione di sicurezza pubblica: diminuisce l’aderenza, aumenta il rischio di incidenti e addirittura i consumi. L’impossibilità di accedere a compressori funzionanti equivale a trasferire un pericolo silenzioso sulle strade.
Il Gap di Conoscenza
Il self-service presuppone un automobilista autosufficiente. Tuttavia, non tutti lo sono. Anziani, neopatentati, persone meno pratiche: per loro, operazioni apparentemente banali diventano ostacoli insormontabili. La desertificazione del servizio genera nuove disuguaglianze.
Il Paradosso del Risparmio
Abbiamo accettato benzina a qualche centesimo in meno al litro in cambio di un “non-servizio”: perdiamo tempo, aumentiamo i rischi, ci assumiamo compiti che una volta facevano parte del viaggio.
4. L’Assenza di un Ruolo “Pubblico”
Le aree di servizio, specialmente lungo strade principali e autostrade, sono infrastrutture strategiche. Non forniscono solo carburante: garantiscono continuità e sicurezza nei viaggi. Se mancano acqua, compressori funzionanti e spazi minimi di assistenza, lo Stato abdica a un ruolo essenziale. Così come avviene per le farmacie di turno o i pronto soccorso, dovrebbe esserci una garanzia minima. Non per comodità, ma per la sicurezza collettiva.
5. Conclusione: Un Ritorno a una Maggiore Umanità?
Il paradosso è chiaro: più tecnologia, meno attenzione. Abbiamo eliminato il fattore umano proprio dove era più necessario. E non colpisce solo l’aspetto economico, ma anche l’inciviltà di una società che danneggia e distrugge strumenti pensati per tutti.
Tuttavia, la riflessione non si ferma qui: il problema delle colonnine d’aria è solo un sintomo di un male più profondo. La stessa logica – riduzione dei costi, abbandono della manutenzione, deresponsabilizzazione collettiva – è presente ovunque: negli ospedali con personale insufficiente, nelle scuole fatiscenti, nei trasporti pubblici inadeguati, nei servizi digitali che scaricano tutto sul cittadino senza offrire assistenza.
Il concetto di servizio pubblico, in ogni settore, non è un lusso, ma un pilastro della civiltà. Garantire l’accesso a ciò che è fondamentale – sicurezza stradale, salute, istruzione, mobilità – significa riconoscere che la vita collettiva non può essere ridotta a un mero calcolo di costi e risparmi.
La domanda diventa allora universale: vogliamo una società che funzioni come una macchina senza manutenzione, dove ognuno si arrangia come può, o vogliamo investire di nuovo in quella rete invisibile di servizi che sorregge la nostra quotidianità?
Forse è giunto il momento di riconsiderare, in ogni ambito, il valore della cura e della responsabilità collettiva. Perché un compressore funzionante, un treno puntuale, una scuola sicura o un ospedale attrezzato non sono semplici comodità: sono la misura del grado di civiltà di una società.
