30/04/2026
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Giudici e potere. La giustizia deve ritrovare credibilità e imparzialità

La legge è uguale per tutti

La legge è uguale per tutti

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In questo momento di forte tensione istituzionale, è fondamentale ridare prestigio e fiducia alla magistratura. Ma è anche necessario riconoscere che alcuni giudici hanno contribuito a indebolire l’immagine della giustizia, come dimostrato dal caso Palamara e dal caso della Galleria Umberto di Napoli.

La Costituzione italiana vuole il giudice titolare di un potere “autonomo e indipendente”.

Governo e Magistratura stanno confrontandosi su una Riforma della Magistratura che ha visto molti autorevoli giudici evidenziare che la scelta della separazione delle carriere tra Magistratura inquirente e Magistratura giudicante è, più che altro, un mezzo per sottomettere i Pubblici Ministeri al potere politico.

Non è che ci fidiamo molto dell’attuale governo e non siamo in grado, almeno per quanto sappiamo di aspetti giuridici in merito, di esprimere ancora un nostro giudizio ben motivato su questo confronto che vede comunque il Governo tenere “”lo spago in mano””, come suol dirsi, in grado, cioè, di far passare in Parlamento la Riforma che vuole, anche senza tanti necessari approfondimenti.

Per quello che riusciamo a seguire in merito, il dibattito parlamentare non riesce ad avere l’ampiezza che una Riforma di tal genere merita.

In questa disputa politica, noi vediamo che, prima di tutto, c’è bisogno di restituire certezza di comportamento al giudice.

Bisogna restituire normalità alla Giustizia in questo momento di grande travaglio per il Paese.

Sono anche certi giudici, e si che dobbiamo dirlo, che collaborano a far perdere di forza e di prestigio il ruolo che la Costituzione affida loro.

E il prestigio della Magistratura in una società civile degna di questo aggettivo, è un presidio in difesa della libertà e della democrazia.

Abbiano ben chiaro, i magistrati, quale responsabilità grava sul loro operato, cosa che, in maniera eclatante, il comportamento del giudice Palamara e di tutto il seguito di magistrati che sono stati nella sua segreteria a chiedere vantaggi e carriera, dimostra, invece, che sono in tanti a considerarlo in “non cale”.

Il caso De Magistris e l’ombra del conflitto di interessi

A Napoli, addirittura dei giudici, del settore giudicante hanno avallato il comportamento dei magistrati inquirenti GIUDICANDO, cioè scrivendo in sentenza, che hanno escluso dall’elenco degli imputati il sindaco di Napoli accusato fin dentro il Consiglio comunale da un consigliere comunale dell’opposizione, di non mettere in sicurezza la Galleria Umberto I per la persistenza di caduta di calcinacci, semplicemente perché tale accusa- che era già pervenuta negli uffici tecnici comunali, sarebbe stato “un fatto politico”.

No, è stato un fatto politico escludere il sindaco di Napoli, ex magistrato, dall’elenco degli imputati, altrimenti si sarebbe dovuto immediatamente dimettere per la legge Severino.

Quei giudici hanno preferito rinunciare al dovere di essere “terzi” per non coinvolgere un ex collega, e hanno avuto poi l’avallo dei colleghi giudicanti uno dei quali, in una sentenza che si sarebbe dovuta esprimere “in nome del popolo italiano”, ha mostrato tutto il suo condizionamento spiegando che l’esclusione di De Magistris dall’elenco degli imputati derivava dal fatto che un consigliere di opposizione ne aveva sottolineato il comportamento omissivo.

Ecco.

La giustizia deve ritrovare credibilità e imparzialità

Noi cittadini ancora liberi, vorremmo che la libertà dei giudici fosse meglio tutelata in tutti i sensi, non ,come dice il Parlamento oggi, raddoppiando la presenza di lobbies in grado di fare pressione sui giudici, ma facendo certi i giudici che le loro debolezze verrebbero severamente perseguite come si fa con tutti i lavoratori.

Questo, in seno alla Magistratura, non è ancora assicurato e la Riforma della Magistratura, come in discussione al Parlamento, ancora non lo assicurerà.

Elio Notarbartolo

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