10/03/2026
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La balcanizzazione del Paese è servita: il governo Meloni vara il regionalismo differenziato

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di Antonio Bianco

La promessa è stata mantenuta, la Meloni lo sbandiera ai quattro venti, nel consiglio dei ministri del 2 febbraio 2023, è stato approvato il disegno di legge sul regionalismo differenziato. Il percorso dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno, definendo i contenuti ed i denari da impegnare, così come le materie da trasferire alle regioni richiedenti, nonché il personale proveniente dai vari dicasteri romani.

Calderoli e Salvini esultano, potranno sbandierare il vessillo della vittoria ai padani nella campagna elettorale delle regionali della Lombardia che si svolgeranno da domenica 12 febbraio p.v. A loro avviso il regionalismo differenziato offrirà ampie opportunità a tutte le regioni richiedenti, dimenticando che, senza l’equiparazione delle regioni del Sud a quelle del Centro-Nord da un punto di vista socio-economico, possibile solo attraverso investimenti infrastrutturali, il provvedimento renderà ancor più profonde le sperequazioni tra le due aree del Paese. Prima di riempire il piatto vuoto del disegno di legge approvato dal governo, occorre consentire al Meridione di mettere in moto il motore economico da troppi anni spento. Occorre collegare i porti all’alta velocità, costruire scuole, asili nido, ospedali e soprattutto dare lavoro, non assistenzialismo.

Le infrastrutture ed il lavoro potranno far rinascere e sviluppare il sud nell’ottica di uno Stato unito e coeso. Occorre che lo Stato Centrale investa cospicue risorse finanziarie che, ad avviso di Adriano Giannola, presidente dello SVIMEZ, si aggirano intorno ai 100 miliardi. Diversamente, si punterà ancora una volta sul falso teorema della locomotiva del Nord che in venti anni non ha tratto il Meridione dalle sabbie mobili, né ha consentito all’Italia l‘auspicato incremento del PIL con il quale avremmo ridotto il debito pubblico e liberato risorse finanziarie da investire nel Meridione, l’area più povera dell’UE. Oramai il dado è tratto, la vasta area di dissenso formata dagli intellettuali, dai sindacati, dalla scuola e dalla FLC CGIL si mobilita per fermare la regionalizzazione dell’istruzione,dell’università, dei comitati, delle associazioni e della Confindustria e nei confronti del regionalismo differenziato cercano punti di contatto per arginare il dissennato disegno che vuole spezzare il sottile filo che ancora fa ritenere unito lo Stato, oltre il quale può immaginarsi solo la balcanizzazione del Paese.

foto: repubblica.it

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