Il Sud colonia da cui estrarre i voti
di Antonio Bianco
In campagna elettorale i partiti lanciano la ciambella di salvataggio al Sud, l’area più povera dell’UE. L’interessamento dei partiti dell’ex governo Draghi è un fattore positivo, probabilmente è teso a recuperare i voti dei meridionali, illusi dalla promessa del lavoro stabile che avrebbe dovuto ridurre l’emigrazione di centinaia di migliaia di giovani. Non è casuale che i maggiori leader di partito abbiano concluso la campagna elettorale nel Meridione. Nelle elezioni politiche del 2018 il M5S, che aveva raccolto oltre il 50% dei consensi al Sud, è oggi dilaniato da contese interne e dalla scissione, fatto che potrebbe indurre ex grillini a dare il loro voto ad altri partiti.
Inoltre, il richiamo dei vescovi a dare il giusto peso politico al Meridione, ha catalizzato ed indirizzato l’orientamento dei partiti della maggioranza di governo, per ora solo con sloga come: “senza il Sud l’Italia non riparte”. Volontà da mettere alla prova quando, a bocce ferme, nascerà il nuovo governo. Non possiamo dimenticare che l’azione dei governi degli ultimi anni ha mortificato il Meridione, privo di infrastrutture che consentissero di ridurre il gap socio-economico con il Nord e mai divenuto la priorità politica dei governi di qualsiasi colore. L’approvazione di leggi ed il dirottamento dei fondi del PNRR verso il Nord, esplicita la volontà politica di abbandonare alla deriva il Meridione. Irrisolto è il divario socio-economico tra le due aree, sempre più distanti e sempre meno coese.
Inoltre i partiti del governo Draghi nulla hanno detto sul regionalismo differenziato, voluto dalla lega ed accettato da tutti i partiti dell’ex governo delle larghe intese, che getta un’ombra sinistra sulla volontà di salvare il Sud e mantenere unito il paese.
