29/04/2026
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Il Messaggio di Lula dal Palazzo di Vetro: Dazi, Dignità e Genocidio

Luiz Inácio Lula da Silva

Luiz Inácio Lula da Silva

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di Bruno Marfè

Nella cornice dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, Luiz Inácio Lula da Silva ha ribadito la sua statura di leader globale.
Il presidente brasiliano non si è limitato a un intervento di circostanza: ha scelto di affrontare due temi cruciali — i rapporti con Donald Trump e il conflitto a Gaza — con parole che hanno segnato una rottura rispetto al linguaggio prudente di molti altri capi di Stato.

L’Intervista alla PBS: Una Lezione di Stato a Trump
Prima del suo discorso ufficiale, Lula ha utilizzato il palcoscenico mediatico della PBS per inviare un messaggio diretto a Donald Trump.
Al centro dello scontro, i dazi imposti dall’ex presidente repubblicano sui prodotti brasiliani. Secondo Lula, tali misure avrebbero avuto come pretesto il processo giudiziario contro Jair Bolsonaro, ma in realtà si trattava di una mossa ingiustificata e politicamente strumentale.

Con toni netti, Lula ha sottolineato che “il presidente Trump deve comportarsi come un capo di Stato, uno statista della più grande potenza militare del mondo”.
In un’intervista con la PBS riportata anche dal quotidiano brasiliano Poder360, Lula ha detto che Trump “precisa ter o comportamento de um chefe de Estado, de um estadista da maior economia do mundo…”, criticando il ricorso alle tariffe come giustificazione per le azioni giudiziarie contro l’ex presidente Bolsonaro.
Fonte: https://www.poder360.com.br/poder-governo/lula-diz-que-trump-precisa-se-comportar-como-um-chefe-de-estado/

Non ha esitato a collegare la vicenda dei dazi a un retroscena inquietante: il piano “Pugnale verde e giallo”, che avrebbe avuto come obiettivo l’assassinio suo, del vicepresidente Geraldo Alckmin e del giudice Alexandre de Moraes.

Lula ha poi smontato l’argomento economico con dati difficili da contestare: gli Stati Uniti registrano un surplus commerciale di 410 miliardi di dollari nei rapporti con il Brasile, dunque nessun deficit da giustificare.
Da qui la sua proposta: dialogo e negoziato, strumenti che “non distruggono un ponte e non uccidono una singola persona”.

Il Discorso all’ONU: Il Brasile dalla Parte della Palestina
Se l’intervista ha messo in luce la capacità di Lula di reggere un confronto frontale con Trump, il discorso all’Assemblea Generale ha esaltato la sua dimensione morale.
Il presidente brasiliano ha annunciato una decisione destinata a lasciare il segno: il Brasile si unirà ufficialmente alla causa intentata dal Sudafrica contro Israele alla Corte Internazionale di Giustizia per genocidio.

È stata una delle prese di posizione più dure da parte di un leader mondiale negli ultimi anni. Lula ha parlato apertamente di “pulizia etnica” e di “occupazione illegale”, fornendo numeri drammatici: oltre 50 mila bambini uccisi o mutilati, il 90% delle abitazioni distrutte, l’uso della fame come arma di guerra.
Ha condannato Hamas per i suoi atti terroristici, ma ha ricordato che “il diritto alla difesa non autorizza l’uccisione indiscriminata di civili”.
La sua frase conclusiva ha lasciato un segno: quanto accade a Gaza è il tentativo di annientare “il sogno di una nazione”.

Un Leader, Uno Statista
La visita di Lula negli Stati Uniti non è stata una semplice passerella diplomatica. È stata la dimostrazione di come la politica estera del Brasile, sotto la sua guida, si fondi su principi chiari: sovranità nazionale, giustizia internazionale, difesa dei diritti umani.

Rifiutando di piegarsi al ricatto economico e schierandosi apertamente contro l’ingiustizia, Lula si propone come un punto di riferimento per il Sud globale ma anche per chi, in Occidente, chiede una leadership capace di rompere con l’ambiguità.
Il suo passaggio al Palazzo di Vetro non ha solo riaffermato la centralità del Brasile: ha rilanciato l’idea che un altro ordine mondiale, più giusto ed equo, sia ancora possibile.

Articolo in versione portoghese


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