14/04/2026
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Il grido del mare e il silenzio dei governi: la mia conversazione con Laura Marmorale

MEDITERRANEA SAVING HUMANS INCONTRO PUBBLICO HOTEL BARION

Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans - Ph Imagoeconomica

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Dalla tragedia del ciclone Harry alle politiche migratorie europee: la presidente di Mediterranea Saving Humans denuncia omissioni e fallimenti.

di Bruno Marfé

C’è un numero che in questi giorni pesa come un macigno sul fondo del Mediterraneo: mille. Mille persone che il Ciclone Harry non ha solo travolto, ma ha inghiottito in un silenzio istituzionale che fa più paura della tempesta. Per capire cosa stia succedendo davvero, ho incontrato Laura Marmorale, oggi presidente di Mediterranea Saving Humans.

Con Laura ci conosciamo da tempo. Il nostro legame nasce in una stagione intensa, quando lei entrò a far parte dello staff dell’Assessorato ai Servizi Sociali della prima giunta De Magistris a Napoli. Abbiamo lavorato fianco a fianco, spesso su temi che allora sembravano emergenze e che oggi, purtroppo, sono diventati strutturali. È da quella stagione di responsabilità condivise e confronto quotidiano che nasce questa conversazione, che non è solo un’intervista, ma un grido di allarme.

Lo sconcerto per l’indifferenza

Quando si parla di mille dispersi durante il ciclone Harry, c’è chi solleva dubbi o minimizza. Ho chiesto a Laura come risponda a questo scetticismo:

“Mi chiedo sempre per cosa si storca il naso… Io, insieme a tante persone della società civile, fortunatamente, inorridisco al pensiero di centinaia di uomini, donne, bambini e bambine che hanno gridato e chiesto aiuto per ore, trovandosi da soli in mare aperto e senza trovare mani tese verso di loro. Resto sgomenta al pensiero di familiari e amici che per giorni hanno contattato istituzioni internazionali per segnalare la sparizione dei loro congiunti, per indicare luoghi, giorni e orari di partenza, ma che hanno trovato all’altro capo del telefono colpevole silenzio e noncuranza. Io credo che la vita delle persone valga sempre allo stesso modo, indipendentemente dal colore della pelle o dalla provenienza, e ogni vita sprecata dovrebbe suscitare in noi indignazione e solidarietà. Io storco il naso per l’indifferenza.”

La trappola del mare e dei trafficanti

Molti si chiedono come sia possibile che tante persone siano partite proprio mentre il ciclone era annunciato. Laura chiarisce un punto fondamentale sulla libertà di scelta:

“Purtroppo la decisione di salire su una imbarcazione di fortuna e quando farlo non è mai arbitraria o legata alla volontà del momento. La parti finali delle rotte migratorie sono praticamente sempre governate da trafficanti e sfruttatori, che abusano in ogni modo delle persone in movimento. Parte di questi abusi è il ricatto economico e l’estorsione. Quando una persona o una famiglia hanno pagato l’ultima quota, a decidere quando partire non sono più loro, ma il trafficante. E questi, poco ha a cuore delle condizioni meteo marine o della salvaguardia della vita umana.”

Il fallimento della politica e le “navi fantasma”

Le responsabilità, però, non finiscono sulla costa africana. Laura punta il dito contro le politiche europee e il cinismo dei numeri:

“Dall’altra parte del mare continuano a non funzionare accordi scellerati che i nostri governi fanno con autorità nazionali che non hanno nulla a che vedere con stati democratici o sicuri. Basti pensare alla Libia o alla Tunisia. A questi contesti abbiamo delegato la gestione delle nostre frontiere esterne, preferendo fare finta di non vedere. In Italia abbiamo smesso di dare notizia a naufragi e annegamenti. Calano gli sbarchi, ma aumenta il fenomeno delle cosiddette ‘navi fantasma’, imbarcazioni di cui si conosce la partenza, ma che non arrivano mai. Stiamo raggiungendo un punto di cinismo istituzionale tale per cui, se non vediamo i cadaveri a galla, non ci curiamo di quello che succede.”

Il Mediterraneo come zona d’ombra

Secondo Laura, il termine “maltempo” è spesso un paravento per nascondere responsabilità politiche:

“Noi diciamo sempre che ‘non è stato il mare’ e in questo caso possiamo affermare che non è stato il ciclone Harry. Il Mediterraneo è una ‘zona d’ombra’ perché i governi europei hanno deciso di ignorare le richieste di aiuto, di criminalizzare la solidarietà e di trasformare il Mare Nostrum in una delle più grandi fosse comuni a cielo aperto. Pare che il prezzo pagato in termini di vite umane non importi molto; importa di più tutelare i rapporti commerciali e le estrazioni petrolifere. Altrimenti, dopo le testimonianze di violenze, non avremmo mai consentito che la Tunisia fosse considerato un ‘Paese sicuro’.”

Una via d’uscita: da Castel Volturno al Mare

Infine, siamo tornati su un tema che sentiamo entrambi molto vicino: Castel Volturno. Un territorio che Laura vede come specchio della gestione migratoria:

“Territori come quello di Castel Volturno rappresentano il fallimento delle politiche migratorie e sociali di questo Paese. Un luogo abbandonato allo sfruttamento e al caporalato. La creazione di ghetti serve a dimostrare ai più distratti che il nemico è proprio chi quel ghetto lo abita. Ma, per fortuna, Castel Volturno è abitato da una società civile capace di rimboccarsi le maniche e non arrendersi alla barbarie… un po’ come fanno Mediterranea Saving Humans e le ONG della flotta civile nel Mediterraneo Centrale!”

Il messaggio che Laura lascia alle istituzioni europee è netto: smettere di trattare la migrazione come un problema di ordine pubblico e introdurre visti regolari e corridoi sicuri. Perché, come ricorda lei stessa chiudendo il nostro incontro, “quel mare lo conosciamo da anni e oggi grida il suo dolore”. Un grido che, dopo aver parlato con lei, è impossibile continuare a ignorare.

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