30/04/2026
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Fondi europei, imprese italiane ancora indietro: l’analisi del project manager Vincenzo Vinciguerra

Fondi europei
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«Senza competenze adeguate si rischia di perdere i contributi». L’esperto propone il modello di “consulenza continuativa su misura”.

Nel 2025 le imprese italiane continuano a rimanere ai margini dei fondi europei a gestione diretta. A evidenziarlo è Vincenzo Vinciguerra, project manager certificato, docente a contratto di Project Management all’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” e consulente con oltre dieci anni di esperienza nei programmi UE e nella finanza agevolata.

Secondo i dati più recenti della Commissione Europea, l’Italia fatica a intercettare risorse da programmi come Horizon Europe, LIFE, Erasmus+ e Creative Europe, ottenendo meno del 10% dei fondi disponibili. Un risultato che segnala un problema strutturale: carenze progettuali, rigidità burocratiche e scarsa presenza di team qualificati all’interno delle PMI.

Vinciguerra: «Le imprese non sono messe nelle condizioni di accedere ai fondi UE»

Vincenzo Vinciguerra

«È un paradosso evidente» spiega Vinciguerra. «L’Europa mette a disposizione strumenti enormi per sostenere ricerca, innovazione e transizione ecologica, ma molte aziende italiane non hanno le competenze interne per trasformare un’idea in un progetto finanziabile. Altre ignorano completamente le opportunità europee.»

La sua analisi si fonda su un curriculum consolidato:

  • Project Manager UNI 11648
  • Innovation Manager UNI 11814
  • Qualificato ISIPM‑AV
  • Premiato ai Le Fonti Awards 2023 come Miglior Consulente d’Impresa per la gestione dei fondi comunitari e del PNRR

Nel corso della sua carriera ha supportato imprese, enti pubblici, consorzi e organismi regionali nella candidatura e nella rendicontazione dei progetti europei. Oggi è anche Consulente IFEL Campania.

Perché l’Italia partecipa poco ai bandi europei

Le difficoltà non riguardano solo la ricerca dei bandi, ma l’intero processo tecnico‑amministrativo. Molte PMI rinunciano a partecipare perché non dispongono di figure specializzate in:

  • europrogettazione
  • gestione tecnica
  • monitoraggio e rendicontazione

A questo si aggiungono:

  • burocrazia europea complessa
  • procedure nazionali rigide (cofinanziamenti, autorizzazioni, verifiche)
  • controlli severi dopo l’ottenimento del finanziamento

«Chi non ha esperienza rischia di perdere il contributo o di rendere non ammissibili le spese» sottolinea Vinciguerra.

Inoltre, la competitività dei bandi è altissima: solo i progetti più solidi, innovativi e scritti secondo le metodologie europee hanno possibilità di essere finanziati.

La proposta: riforme e consulenza specializzata

Per colmare il divario, secondo Vinciguerra, servono due azioni parallele:

  1. Riforme istituzionali e semplificazione amministrativa, con sportelli tecnici e formazione diffusa.
  2. Assistenza specializzata alle imprese, capace di seguirle dall’idea alla candidatura e fino alla rendicontazione.

È il modello che l’esperto definisce “consulenza continuativa su misura”, applicato attraverso UROPP Finance, il brand da lui fondato. Il metodo prevede:

  • analisi dei fabbisogni
  • selezione del bando più adatto
  • scrittura del progetto
  • gestione tecnica
  • rendicontazione
  • formazione interna alle imprese

«La finanza europea è una leva strategica, non un’occasione sporadica»

Per Vinciguerra, il vero salto di qualità avviene quando le imprese imparano a stabilizzare le competenze e a costruire una visione di lungo periodo.

«La finanza agevolata europea è una leva strategica di sviluppo, non un’opportunità occasionale» conclude. «Solo investendo in competenze e pianificazione le aziende italiane potranno competere davvero nei programmi europei.»

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