Zouhair Atif: l’assassino di Youssef e la tragedia nell’aula
Zouhair Atif
Analisi del caso avvenuto all’Istituto Einaudi–Chiodo di La Spezia, tra dinamica dei fatti, indagini, contesto scolastico e interrogativi sulla prevenzione della violenza tra studenti.
di Silvio Di Mare
La Spezia – Zouhair Atif, diciannovenne marocchino residente in Italia con permesso di soggiorno, il 16 gennaio 2026 ha accoltellato a morte Youssef Abanoub, diciottenne italiano di origini egiziane e suo compagno di scuola. Entrambi frequentavano l’Istituto Professionale “L. Einaudi – D. Chiodo” di La Spezia (Liguria).
Secondo le ricostruzioni, l’aggressione si è svolta nella mattinata di venerdì 16 gennaio 2026, tra le 11:00 e le 11:50. La lite sarebbe iniziata nel bagno della scuola, per poi spostarsi nei corridoi, dove Youssef avrebbe tentato di fuggire da Atif. La vittima si sarebbe poi rifugiata in un’aula, dove sarebbe stata accoltellata davanti ai compagni. Subito dopo, Atif sarebbe stato bloccato e disarmato da un docente.
Youssef avrebbe riportato ferite gravissime, con il coinvolgimento di organi vitali, e sarebbe morto la sera stessa. Dopo l’aggressione, la scuola sarebbe stata interessata dall’intervento dei soccorsi e delle forze dell’ordine, mentre l’area dell’istituto sarebbe stata messa in sicurezza per consentire i rilievi e la raccolta delle prime testimonianze.
Le indagini si sono concentrate sulla ricostruzione dettagliata della dinamica e sul contesto che avrebbe portato all’omicidio. In particolare, l’attenzione degli inquirenti si è rivolta ai rapporti tra i due ragazzi e agli eventuali episodi precedenti di tensione. Secondo alcune ricostruzioni riportate, prima dell’aggressione ci sarebbero stati attriti già presenti nei giorni precedenti, con discussioni o segnali di conflitto tra le parti.
Atif veniva descritto come un ragazzo apparentemente normale e bravo a scuola, con ambizioni personali e appassionato di poesia. Secondo quanto riferito da una sua professoressa, però, avrebbe avuto anche un passato traumatico. Alcuni racconti lo descrivono come uno studente capace di partecipare alle attività scolastiche in modo regolare e con un comportamento generalmente adeguato, ma con momenti in cui avrebbe mostrato atteggiamenti più chiusi o difficili da interpretare.
Nonostante un comportamento spesso regolare, sarebbero emersi in passato episodi ambigui: secondo alcune testimonianze, Atif avrebbe portato più volte con sé dei coltelli, per cui avrebbe mostrato un particolare interesse. Sempre secondo quanto riportato, alcuni compagni avrebbero notato nel tempo un’attenzione specifica verso oggetti taglienti, aspetto che avrebbe contribuito a creare un clima di preoccupazione tra alcuni studenti.
Sempre secondo testimonianze riportate, in classe avrebbe espresso curiosità sul tema dell’omicidio, dicendo:
“Vorrei sapere cosa si prova quando si uccide qualcuno.”
Questa frase, attribuita ad Atif, è stata ripresa da più ricostruzioni giornalistiche basate su racconti di studenti.
Altri compagni di scuola sostengono inoltre che Atif avrebbe già minacciato in precedenza alcuni ragazzi con un coltellino, compresa la stessa vittima, e che alcuni professori ne sarebbero stati a conoscenza. Le testimonianze raccolte descrivono un contesto in cui sarebbero stati presenti episodi di conflittualità o intimidazioni, ritenuti significativi nel tentativo di comprendere l’evoluzione della situazione.
Il movente dell’aggressione sarebbe stato la gelosia: secondo le ricostruzioni, Youssef avrebbe pubblicato o condiviso una foto con la ragazza di Atif. Quest’ultimo avrebbe dichiarato, secondo quanto riportato, che la vittima “non doveva permettersi di pubblicare sui social una foto con la mia ragazza.” Il riferimento ai social network è stato indicato come un elemento centrale nella ricostruzione del movente, in quanto collegato a una discussione tra i due ragazzi.
Alcune cronache riportano anche che Atif avrebbe inviato un messaggio minaccioso prima dell’aggressione, con una frase attribuita come: “Domani ti sistemo io.” Questo dettaglio è stato citato in alcune ricostruzioni come possibile indicatore di un conflitto già acceso prima dei fatti avvenuti a scuola.
Sul piano investigativo, un punto rilevante riguarda l’arma utilizzata. Secondo quanto emerso, Atif avrebbe portato con sé un coltello da cucina, circostanza che ha portato gli inquirenti a valutare anche l’ipotesi di premeditazione. L’arma sarebbe stata sequestrata subito dopo l’intervento del personale scolastico e delle forze dell’ordine.
Attualmente Atif si trova in carcere. Gli inquirenti stanno valutando anche l’eventuale premeditazione dell’omicidio, oltre a ricostruire in modo preciso i momenti precedenti e successivi all’aggressione. Parallelamente, la difesa ha chiesto una perizia psichiatrica: il suo avvocato ha dichiarato che Atif avrebbe manifestato intenzioni suicidarie e che in passato avrebbe compiuto atti di autolesionismo. Questo aspetto è stato indicato come uno degli elementi presi in considerazione nel quadro complessivo della vicenda.
Nel frattempo, la scuola e le istituzioni locali hanno avviato iniziative legate alla gestione dell’emergenza e al supporto della comunità scolastica, mentre il caso ha acceso l’attenzione sul tema della sicurezza negli istituti e sulla necessità di prevenire situazioni di rischio tra studenti. Le indagini proseguono per definire con precisione responsabilità, dinamica e contesto dell’omicidio.
