Scampia, aggredito il segretario dell’Unione Inquilini: tentata occupazione abusiva della sua casa
Le parole del segretario dell’Unione Inquilini di Napoli, Domenico Lopresto, picchiato con i familiari da 8 persone che volevano occupare la sua casa.
Violenta aggressione a Scampia (Napoli): il segretario dell’Unione Inquilini di Napoli, Domenico Lopresto, è stato picchiato insieme ai suoi familiari da un gruppo di otto persone armate di spranghe e bastoni, nel tentativo di occupare abusivamente la sua abitazione popolare in via Gran Paradiso 89.
Lopresto ha denunciato l’accaduto pubblicando su Facebook le foto dell’aggressione, mostrando i lividi riportati da lui, da suo fratello e soprattutto da sua sorella, una 73enne con gravi patologie.
“Sono entrati in casa con un flex, tagliando la serratura. Poi ci hanno aggredito: mia sorella è stata presa a schiaffi da una donna che ha detto di aver fatto 30 anni di carcere e di essere pronta a farne altri 30”, racconta Lopresto.
Intervento dei Carabinieri e fuga degli aggressori
L’intervento del nucleo Radiomobile dei Carabinieri ha evitato il peggio. Secondo le forze dell’ordine, l’aggressione è avvenuta dopo che gli occupanti abusivi, con l’aiuto di altri individui, hanno cercato di prendere possesso dell’appartamento assegnato da oltre 20 anni alla sorella di Lopresto. All’arrivo delle forze dell’ordine, i responsabili si sono dati alla fuga. Le indagini sono in corso da parte della Compagnia Napoli Stella.
Solidarietà politica: il M5S condanna l’aggressione
Numerose le reazioni politiche. Gilda Sportiello, deputata e coordinatrice del Movimento 5 Stelle Napoli, ha espresso “sdegno e solidarietà” per quanto accaduto. Anche Salvatore Musella, capogruppo dell’ottava municipalità, ha dichiarato:
“Siamo inorriditi. È inaccettabile che una famiglia venga aggredita a sprangate per occupare una casa popolare. Continueremo a combattere contro questa forma di illegalità”.
Dieci minuti di terrore
L’aggressione, durata circa dieci minuti, ha lasciato i segni sul volto e sul corpo delle vittime. “Non sono neanche andato in ospedale – ha spiegato Lopresto – per non lasciare da sola mia sorella. Proviamo paura e rabbia: non si può vivere così”.
