30/04/2026
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Emanuele Di Caterino, accoltellato ed ucciso a 13 anni: assolto l’unico imputato dopo 13 anni

Emanuele di Caterino 2

Emanuele Di Caterino

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Dopo tredici anni di processi, la Corte d’Appello di Napoli assolve definitivamente Agostino Veneziano per la morte del tredicenne Emanuele Di Caterino, riconoscendo la legittima difesa. Una vicenda giudiziaria lunga e dolorosa che continua a dividere.

di Silvio Di Mare

Emanuele Di Caterino aveva 13 anni quando, la sera di domenica 7 aprile 2013, fu accoltellato durante una lite tra adolescenti ad Aversa, in provincia di Caserta.

 Dopo tredici anni di processi, l’unico imputato per la sua morte, Agostino Veneziano, all’epoca 17enne e oggi 29enne, è stato assolto in via definitiva il 13 gennaio 2026 con la formula “il fatto non costituisce reato”, poiché i giudici hanno ritenuto che avesse agito in legittima difesa.

I Fatti

Secondo quanto accertato, l’episodio avvenne in strada, in orario serale, nel corso di una lite degenerata tra gruppi di adolescenti. Durante la colluttazione, Emanuele Di Caterino venne colpito da una coltellata alla schiena, rivelatasi mortale. 

Questi elementi: la lite, l’uso del coltello e il decesso causato dal fendente, non sono mai stati messi in discussione nel corso del procedimento.

Nelle prime fasi delle indagini, l’imputato negò inizialmente che il coltello fosse di sua proprietà, sostenendo di averlo raccolto da terra durante la concitazione della lite.

 Le successive verifiche investigative portarono però ad accertare che l’arma era effettivamente di sua proprietà, circostanza acquisita agli atti e valutata nei diversi gradi di giudizio.

Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, dopo il ferimento di Emanuele l’imputato sarebbe stato aggredito dagli amici della vittima, anche con caschi e pugni, e avrebbe continuato a difendersi utilizzando il coltello.

Per questi fatti, Veneziano è stato coinvolto anche in procedimenti separati per lesioni personali ai danni di alcuni amici della vittima. Anche in questo filone giudiziario, la condotta è stata ritenuta legittima difesa.

La parte civile ha sempre sostenuto una versione diversa: secondo la famiglia, Emanuele non era armato, si stava allontanando e non rappresentava più una minaccia al momento del colpo mortale.

Il lungo iter giudiziario

La vicenda giudiziaria si è protratta per circa tredici anni, attraversando numerosi gradi di giudizio: dalle prime condanne nei processi iniziali, agli annullamenti e ai rinvii disposti dalla Corte di Cassazione, fino ai nuovi giudizi d’appello, incentrati soprattutto sulla valutazione della legittima difesa e dell’eventuale eccesso colposo.

Nel procedimento conclusosi nel gennaio 2026, la Procura generale di Napoli ha chiesto l’assoluzione dell’imputato. La Corte d’Appello di Napoli ha accolto la richiesta, ritenendo non dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, che il pericolo fosse cessato al momento del colpo ed escludendo anche l’eccesso di legittima difesa.

La sentenza definitiva

Il 13 gennaio 2026 è arrivata la decisione finale: assoluzione definitiva di Agostino Veneziano con la formula “il fatto non costituisce reato”. Con questa sentenza, il caso è stato chiuso dal punto di vista giudiziario.

Le reazioni

A fine sentenza, la madre di Emanuele Di Caterino, Amalia Iorio, ha urlato in aula contro i giudici: «Vergognatevi».

Successivamente ha dichiarato alla stampa: «Sono passati tredici lunghi anni. Non c’era bisogno di tutto questo, bastava leggere il referto medico».

L’avvocato Maurizio Zuccaro, legale della famiglia, ha ribadito che la ricostruzione della parte civile si fondava sui risultati dell’autopsia, che, secondo la difesa dei familiari, indicherebbero una dinamica incompatibile con la legittima difesa.

Secondo questa tesi, Emanuele sarebbe stato accoltellato alle spalle mentre si allontanava, in una fase in cui l’imputato non si stava difendendo.

La madre della vittima ha concluso con parole durissime: «Oggi sapete cosa penso? Tanto ammazziamo: tanto non si paga niente».

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