15/04/2026
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Città Senza Stato: da Giugliano a São Paulo, il Blackout della Governance

giugliano foto da web

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di Bruno Marfé

Introduzione – La verità scomoda

La realtà delle grandi aree urbane e delle loro periferie ci pone davanti a una verità che la politica continua a eludere: lo schema amministrativo dello Stato novecentesco è diventato obsoleto. La dimostrazione arriva da due continenti diversi ma sorprendentemente convergenti: da un lato l’analisi del giornalista Giovanni F. Russo sulla “non esistenza” di Giugliano, ormai inglobata nell’area metropolitana di Napoli; dall’altro i blackout ricorrenti che paralizzano São Paulo, la più grande metropoli del Brasile. Quando Russo afferma che “Giugliano non esiste più”, non compie un gesto provocatorio o disfattista. Registra un dato di realtà: il tessuto sociale, urbanistico e soprattutto amministrativo della città come entità autonoma si è dissolto in un continuum urbano più ampio, interdipendente e disfunzionale. Il problema non è identitario, ma strutturale.

Il fallimento del localismo e la periferia universale

Secondo Russo, il nodo italiano è evidente: istituzioni ferme a uno schema amministrativo superato, mantenuto spesso per inerzia o convenienza politica. Si continua a ragionare in termini di Comune, Provincia, Regione, mentre la realtà è quella di un enorme agglomerato urbano che richiederebbe una gestione unitaria di servizi, mobilità, sviluppo economico e pianificazione. Negare la dimensione metropolitana non è prudenza: è irresponsabilità. Ed è qui che entra in scena São Paulo. I blackout che seguono sistematicamente ogni temporale – eventi che sto vivendo direttamente in questi giorni – non possono essere liquidati come semplici fatalità climatiche. Come osserva il giornalista di UOL, Leonardo Sakamoto, “il blackout non è un fenomeno naturale, è abbandono”. Alberi non manutenuti, infrastrutture fragili, competenze frammentate e un continuo scaricabarile tra potere pubblico e concessionari privati.

L’ombra di Enel: un filo rosso inquietante

A collegare queste due crisi, quella amministrativa italiana e quella infrastrutturale brasiliana, emerge un nome che pesa come un simbolo: Enel, gestore della distribuzione elettrica a São Paulo e colosso energetico con radici profonde anche in Italia. Il punto non è accusare un singolo attore, ma cogliere il significato sistemico del problema: se una delle più grandi utility globali non riesce a garantire un servizio essenziale in una delle metropoli più ricche e popolose del mondo, significa che il modello di governance infrastrutturale è inadeguato. Non solo per inefficienza aziendale, ma per l’assenza di una regia pubblica capace di imporre visione, manutenzione e adattamento climatico. Così, sia nel comune “non più esistente” sia nella megalopoli al buio, l’efficienza dei servizi essenziali diventa la prima vittima dell’immobilismo istituzionale.

La necessità di un riassetto radicale

I casi di Giugliano e São Paulo pongono una domanda che non può più essere rinviata: che senso ha mantenere un’organizzazione statale frammentata quando i problemi reali – crisi climatica, mobilità, energia, servizi – hanno ormai una scala metropolitana?

Il riassetto necessario non è cosmetico. Deve essere strutturale per superare la sovranità localistica a favore di una governance metropolitana dei servizi essenziali; per eliminare livelli amministrativi ridondanti che rallentano decisioni e disperdono risorse; per assegnare alle macro-aree urbane responsabilità dirette e misurabili sulla resilienza infrastrutturale.

Senza luce, come ricorda Sakamoto, non si pianifica il futuro.

Conclusione – Tra storia e sopravvivenza

Giugliano possiede una storia e un’identità che São Paulo non ha, e questa memoria può diventare una leva di cambiamento. Ma il futuro, come suggerisce Russo, è uno solo: “legarsi l’un l’altro con una corda e resistere insieme alla tempesta”. Quella corda non può restare solo sociale o simbolica. Deve diventare istituzionale. Il blackout di São Paulo è un avvertimento globale: non adattare le città alla loro vera dimensione costa caro. Non solo in termini economici, ma in termini di sicurezza, diritti e vite umane. Se lo Stato non riconosce che il suo assetto è ormai naufragato, continuerà a spegnersi città dopo città, periferia dopo periferia.

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