16/07/2026
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Angelo Mai sotto sigilli: teatro e spazio culturale sequestrato nel parco di San Sebastiano

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di Bruno Marfé

Roma – Nella notte tra sabato 27 e domenica 28 giugno, l’Angelo Mai, storico laboratorio culturale indipendente attivo negli spazi dell’ex bocciofila all’interno del parco di San Sebastiano dal 2009 come circolo Arci, è stato sottoposto a sequestro preventivo. Un’operazione condotta da dodici agenti in borghese della Questura ha portato all’apposizione dei sigilli all’intera struttura, nell’ambito dei controlli disposti sui locali pubblici dopo la tragedia di Crans-Montana — motivata, secondo quanto riferito, da presunte carenze nell’area esterna relative alla sicurezza sul lavoro.

La notizia ha scosso profondamente il mondo della cultura e dell’attivismo capitolino. Gli artisti e gli attivisti che animano lo spazio, riuniti in collettivo, denunciano quello che definiscono un «vero accanimento», e la vicenda ha raccolto solidarietà pubblica da figure come Gemitaiz, Anna Foglietta, Paola Turci e Silvia Calderoni.
Dal punto di vista del collettivo, l’intervento è percepito come una misura sproporzionata e strumentale. Le tesi del gruppo si fondano sul fatto che il dialogo istituzionale con il Comune di Roma sia solido, che gli artisti abbiano già operato un percorso di adeguamento alle norme di sicurezza avviato da circa un anno, e che il tempismo del controllo notturno sia un segnale di pressione politica verso un modello di gestione che sfugge alle dinamiche tradizionali.
Non è comunque la prima volta.
L’Angelo Mai ha una storia fatta di occupazioni, sgomberi e sequestri che si ripete da oltre vent’anni: nato nel 2004 dall’occupazione di un ex convitto nel centro di Roma, sgomberato nel 2006 dalla giunta Veltroni, il collettivo ha ottenuto lo spazio nel parco di San Sebastiano solo nel 2009, senza che il canone d’affitto venisse mai formalmente definito. Nel 2014 lo spazio fu nuovamente sequestrato nell’ambito di un’inchiesta della Procura sulle occupazioni abitative romane — inchiesta dalla quale il collettivo venne poi scagionato — e nel 2016 il Comune ne chiese la riconsegna per mancato rinnovo della concessione, con un provvedimento poi impugnato per un errore nella delibera. Il sequestro di fine giugno 2026 rappresenta dunque almeno il terzo intervento di questo tipo sulla stessa struttura, un dato che il collettivo cita come prova di un accanimento sistemico, mentre resta ancora aperta, dopo un decennio, la questione di un’assegnazione stabile dell’immobile da parte del Comune.

Angelo Mai sequestrato

Dall’altra parte, però, l’azione della Questura si inserirebbe nel quadro della vigilanza sulla pubblica sicurezza, intensificata su tutto il territorio nazionale dopo l’incidente di Crans-Montana. Gli agenti, in fase di controllo, agiscono in base a protocolli rigidi: qualora vengano riscontrate irregolarità, il sequestro è un atto dovuto a tutela dell’incolumità pubblica, indipendentemente dalla natura culturale del luogo. Al momento, né la Questura né il Comune di Roma hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche nominali sulla vicenda: la ricostruzione dei fatti proviene finora unicamente dal comunicato diffuso dal collettivo sui social.
La vicenda dell’Angelo Mai non è un episodio isolato, ma riflette una tensione strutturale che attraversa le principali metropoli italiane. Il caso romano si scontra con una visione di città che fatica a codificare l’ibridazione tra presidio culturale e spazio pubblico, mentre altrove si è tentato di percorrere strade differenti. Napoli, ad esempio, è diventata un laboratorio nazionale grazie alla delibera sui “Beni Comuni”, un tentativo di riconoscere giuridicamente il valore sociale di spazi autogestiti, sottraendoli alla logica della semplice concessione commerciale o della rigidità burocratica pura. Nonostante le difficoltà di attuazione, l’esperienza napoletana dimostra che esiste una terza via tra l’illegalità e la chiusura coatta: il riconoscimento istituzionale del valore d’uso dei beni pubblici.

A fronte di ciò, il sequestro dell’Angelo Mai appare come un passo indietro. La domanda resta aperta: è possibile — in una Roma che attende ancora, dopo un decennio, un bando per l’assegnazione dell’immobile — trovare un approccio che tuteli le persone senza soffocare la creatività, o siamo destinati a vedere gli spazi di cultura indipendente trattati sistematicamente come irregolarità da sanare con i sigilli?
In risposta a quanto accaduto, il collettivo ha indetto per oggi, 1 luglio, alle ore 18:00, un’assemblea pubblica sotto forma di sit-in proprio davanti all’ingresso del teatro, per discutere della gravità dell’accaduto e ribadire che le città sicure sono fatte dagli spazi liberi.

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