Maggio 25, 2024

A Napoli la mostra “Sintesi Materiche” con opere di Maria Pia Daidone

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Nell’accogliente spazio espositivo e di incontri Prosperity aps,  in via Santa Lucia, 110, a Napoli,  Venerdì 10 Maggio 2024, alle ore 18.30, sarà inaugurata col patrocinio dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Campania e di Cafè Philo – Napoli, la mostra “Sintesi Materiche”, a cura del sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello, con opere recenti dell’artista Maria Pia Daidone.

La mostra resterà aperta sino a lunedi 20 maggio 2024.

Orario: Lunedì – Venerdì: 11-13/16-19; sabato e domenica su appuntamento.

SCHEDA DELLA MOSTRA

a cura di Maurizio Vitiello

Maria Pia Daidone opera per riepiloghi finali dando vita a sintesi e determina preziosità semantiche.

L’artista opera per coniugazioni estreme motivando e sostanziando una “sintesi materica fattuale”, che non ha nulla a che vedere con una “sintesi virtuale”.

Quest’innovazione seriale distingue la sua ultima produzione, che sviluppa tra Londra, Napoli e Cantalupo nel Sannio (IS) e che ha presentato in occasioni espositive di livello, tra cui, la rassegna internazionale di arte contemporanea “Premio Sulmona”, nel 2022 e 2023, e all’”EuroExpoArt” in “VerniceArtFair”, Forlì 2024.

Intende, così, sottolineare corpo e colori in un insieme energico e utile, anche per  ripartire sostanza e movimento, nonché per determinare trasparenze e motivazioni, d’impeccabile valore semantico e filigrane emotive d’indiscussa valenza, che agitano onde intime e incapsulano vertigini.

Con abile azione creativa è stata capace di determinare, in strati e sottostrati, alcuni colori, a contrappunto, e a specificare con garbo linguistico multiple densità tattili.

Abbreviazioni risuonano nello specchio della memoria e producono, in un’ansia germinativa, nuove impostazioni calibrate e di carattere.

Con queste opere emerge la volontà dell’artista napoletana di puntare all’essenza delle cose; va dritta al cuore.

Tra le crepe di un tempo senza tempo, prorompe e si erge una consistenza che ci racconta la percezione di un intimo vissuto; quasi come un muro logorato dagli anni, scalfito da guerre e intemperie, da “fermare”.

L’operazione si fa portavoce di una revisione esistenziale.


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