Napoli-Inter e la buona battaglia: quando il calcio diventa una lezione di legalità
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Due chiacchiere del martedì con un vecchio compagno di liceo, Guido Clemente di San Luca – tra tifo, regole e democrazia.
di Bruno Marfé
Bruno Marfé – Allora Guido, sabato sera con Napoli-Inter ci siamo di nuovo fatti il fegato grosso. Ma tu, come sempre, sei riuscito a guardare oltre il nervosismo. Ho letto la tua analisi che prende spunto dalla “buona battaglia” di San Paolo: mi ha colpito come hai collegato la partita al tema della legalità. Qui a Castel Volturno, dove il Napoli si allena, quella parola pesa.

in foto Guido Clemente di San Luca
Guido Clemente – Esattamente! E pensare che stavo pregando, ma la testa mi è andata subito alla sera prima. Quelle parole, correndo il rischio di essere profano, mi hanno confortato: dobbiamo continuare a difendere la fair competition. Perché se nemmeno nel gioco che amiamo proteggiamo le regole, che speranza possiamo avere per il Paese?
Bruno Marfé – La scintilla, però, è stato quel rigore su Di Lorenzo, vero? Quello che subito tutti hanno chiamato col solito nomignolo odioso…
Guido Clemente – Sì, il famigerato “rigorino”! Ma ti rendi conto? È un’invenzione giornalistica. L’azione è limpida: Anguissa fa un tacco geniale, Di Lorenzo entra in area e Mkhitaryan lo tocca sul polpaccio sbilanciandolo. La regola 12 è chiara: è negligenza, una mancanza di precauzione. Quindi rigore, punto. Non è un’opinione: è un fatto certo sul piano tecnico e giuridico. Parlare di “rigorino” serve solo a creare confusione.
Bruno Marfé –Eppure molti ex arbitri in TV sembravano infastiditi dalla decisione. Come se la legge del calcio dovesse valere “a simpatia”…
Guido Clemente – È proprio qui che sta il problema. Il sistema arbitrale si comporta come se fosse un potere a sé stante. Come se gli arbitri fossero liberi di “creare diritto” ignorando il regolamento e il Protocollo VAR. È all’opera una sorta di “associazione di fatto a violare le regole”, di cui sono parte ex calciatori, ex arbitri e giornalisti pronubi. Nell’ultima giornata di campionato è successo al Bologna, al Pisa e persino alla Juve di sopportare decisioni illegittime. Così si mina definitivamente la credibilità del sistema!
Bruno Marfé – E poi la reazione dei media è stata surreale: “Il Napoli è la nuova Juventus!”. Ma se l’arbitro Mariani ha ammonito quasi solo gli azzurri e ha risparmiato cartellini evidenti agli interisti!
Guido Clemente – Paradossale. Hai colto nel segno. L’approccio mediatico è sovversivo: invece di difendere la correttezza nella applicazione del Regolamento, si alimenta la confusione. Io ho scritto che Mariani ha diretto chiaramente in favore dell’Inter. Ma la verità, si sa, fa meno audience dello scandalo inventato.
Bruno Marfé –Quindi che si fa? Da Castel Volturno possiamo solo lamentarci?
Guido Clemente – No, affatto! Bisogna continuare a combattere. Noi lo stiamo facendo. La prima strada è la conoscenza: stiamo girando le Università – Parma, Urbino, Pescara, Roma, dopodomani a Bari e poi a Trento, a Torino – per accendere l’attenzione sulla cultura della legalità nella competizione sportiva. Mi sto impegnando fra mille difficoltà per cercare di costituire un Osservatorio sulla interpretazione e applicazione delle regole del gioco in collaborazione con varie Università anche straniere.
Bruno Marfé–E c’è anche una seconda strada?
Guido Clemente – Beh, se andasse in porto la proposta di legge per riconoscere agli arbitri la qualifica di pubblici ufficiali, sarebbe difficile poter “interpretare” le regole a piacimento. Sarebbero costretti ad un rispetto ben più consistente, come qualsiasi funzionario dello Stato.
Bruno Marfé – È una rivoluzione silenziosa, ma potentissima. Vederla così dà anche un senso diverso al nostro tifo: non è solo calcio. Qui a Castel Volturno la lotta per la legalità è quotidiana, e il Napoli dovrebbe essere un simbolo di correttezza, non solo sportiva ma civile.
Guido Clemente – È proprio questo il punto, amico mio. Legalità significa primato della legge quale espressione della volontà popolare, il fondamento della democrazia. Difendere la primazia delle regole sul prato verde, è un po’ come difendere democrazia e libertà in generale. Del resto, è preoccupante la deriva del mondo… È chiaro che Trump è paragone iperbolico, ma il ragionamento è assolutamente il medesimo… ho il potere, le regole le calpesto quanto mi pare… ma quale Stato di diritto? L’état, c’est moi!
La buona battaglia va combattuta su tutti i campi, quelli di calcio, e quello del territorio di Castel Volturno.
