15/04/2026
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Il calcio tra legalità e poesia perduta. Conversazione con Amedeo Goria

Amedeo Goria

Amedeo Goria - Imm. web

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Di Bruno Marfè

Ricordo ancora l’atmosfera di quel pomeriggio nella Piazza della Libertà. La piazza era piena di gente e Amedeo Goria raccontava il suo romanzo Il sacrificio del re, un noir calcistico che, dietro la trama investigativa, metteva a nudo un mondo fatto di denaro facile, poteri opachi e presidenti misteriosi.

A distanza di tempo quel racconto sembra quasi anticipare alcune dinamiche del calcio contemporaneo. Proprio per questo ho voluto riprendere il discorso con lui, partendo dal rapporto tra realtà e finzione, tra regole e interpretazione, tra tecnologia e poesia del gioco.

“Il calcio di oggi è dominato dal denaro e dai fondi”

Nel tuo romanzo raccontavi un mondo calcistico fatto di presidenti misteriosi e denaro facile. Guardando alle cronache di oggi, pensi che la realtà abbia superato la finzione?

«Un romanzo noir ha sempre una componente di fascinazione e di fantasia, ma devo dire che il calcio di oggi non è molto distante da certe atmosfere. Ormai è un calcio dominato dai fondi, da grandi imprese straniere e da interessi economici enormi.»

«Le opacità ci sono eccome. Non parliamo magari di presidenti che spariscono, ma abbiamo visto figure molto misteriose anche nella realtà: dirigenti che compaiono e poi scompaiono, proprietà difficili da decifrare.»

«Quando girano tanti soldi è inevitabile che ci siano anche zone d’ombra.»

“Il VAR ha tolto potere agli arbitri”

La tecnologia avrebbe dovuto rendere il calcio più giusto. È davvero così?

«Paradossalmente no. Il VAR doveva eliminare gli errori e invece ha creato nuove storture.»

«Ha tolto potere e responsabilità all’arbitro e allo stesso tempo ha introdotto una discrezionalità nuova: a volte interviene quando non serve e altre volte non interviene quando dovrebbe.»

«Pensiamo ai fuorigioco per millimetri o ai rigori interpretati in modo diverso da partita a partita. Alla fine rischiamo di perdere un po’ la poesia del calcio.»

“Una volta gli arbitri amministravano la partita”

Il ruolo dell’arbitro è cambiato?

«Molto. Io ricordo arbitri come Luigi Agnolin o Paolo Casarin. Agnolin aveva un grande buon senso: sapeva amministrare la partita, capire il momento.»

«Oggi invece l’arbitro rischia di diventare quasi un vigile urbano che applica il regolamento in modo automatico, senza interpretare davvero quello che succede in campo.»

Il ricordo di Mourinho e dell’ultima Champions italiana

Nel raccontare il calcio di ieri e di oggi, Amedeo Goria torna anche a un episodio della sua carriera che incrocia uno dei momenti più alti del calcio italiano recente.

«Ricordo bene la finale di Champions League del 2010. Ero a Santiago Bernabéu quando l’Inter vinse il titolo.»

«Subito dopo la partita José Mourinho venne nel mio studiolo alla Rai per la prima intervista dopo la vittoria. Fu un momento molto particolare, anche perché lasciò intuire già allora che avrebbe lasciato l’Inter. Forse avrebbe potuto aspettare qualche giorno, per non rovinare la festa dei tifosi, ma quella sera fu comunque un momento storico.»

“De Laurentiis è stato il presidente più abile degli ultimi anni”

Parliamo di Napoli. Che tipo di presidente è Aurelio De Laurentiis?

«All’inizio non era molto amato dal pubblico napoletano, ma nel tempo ha dimostrato di essere uno dei dirigenti più abili del calcio italiano.»

«Ha saputo mantenere i bilanci sani, valorizzare i giocatori e venderli bene — pensiamo a Victor Osimhen — e allo stesso tempo restare competitivo.»

«Il Napoli negli ultimi anni ha vinto due scudetti in tre stagioni e questo dimostra la qualità della gestione.»

“Il calcio italiano corre meno e sogna i Mondiali”

C’è un tema che sta a cuore a Goria quanto le questioni arbitrali: il gap crescente tra il calcio italiano e quello europeo.

«Le squadre italiane nelle coppe europee vanno male, e non è un caso. È emerso di recente che in Serie A si corre meno rispetto ai campionati stranieri, c’è meno atletismo. E i risultati si vedono: quest’anno il fallimento delle nostre squadre in Champions League è stato clamoroso. Solo l’Atalanta è arrivata agli ottavi, poi è uscita.»

«Il paradosso è questo: prendiamo tanti calciatori stranieri per vincere il campionato, ma poi all’estero non vinciamo. Tanto vale puntare di più sui giovani italiani.»

Un esempio emblematico è Antonio Vergara, centrocampista del Napoli, che ha dovuto aspettare gli infortuni dei titolari per potersi finalmente esprimere ad alti livelli.

«Se avessero rischiato prima su di lui, oggi sarebbe ancora più maturo. Invece adesso a ventitré anni sta dimostrando il suo valore e comincia persino a sognare la nazionale.»

Un altro caso che Goria cita è quello di Edoardo Bove: costretto ad andare in Inghilterra per tornare a giocare dopo il problema cardiaco, a causa di normative medico-sanitarie più rigide in Italia.

«Non so se sia sempre la cosa giusta. I controlli italiani sono severissimi, ma il risultato è che a volte perdiamo giocatori che all’estero trovano spazio.»

Sul fronte della nazionale, Goria si dice fiducioso.

«Spero che Gattuso riesca a portarci ai Mondiali. È un amico e sarei contento per lui. Ma soprattutto sarebbe importante per il calcio italiano ritrovare un appuntamento che ci manca da troppo tempo.»

Amedeo Goria

Il calcio resta ancora vero

Nonostante tutte le contraddizioni del sistema, Amedeo Goria resta convinto che il calcio conservi una sua autenticità.

«Dentro il campo i giocatori continuano a vivere la partita con grande intensità, con rabbia e con determinazione. In un mondo pieno di simulazioni e di realtà artificiali, quei novanta minuti restano ancora veri.»

Un libro sul calcio e uno sull’amore ai tempi delle app

Prima di salutarci, Goria racconta anche un progetto editoriale molto diverso dal noir calcistico. Oltre a Il sacrificio del re, ha pubblicato Due cuori e un’app, scritto insieme a Savina Sciacqua.

«È un libro divertente che racconta le tipologie di uomini e donne che si incontrano nei siti di incontri e sui social. Io descrivo dieci profili femminili, la mia coautrice dieci profili maschili. È quasi una piccola antropologia sentimentale dei tempi di Tinder.»

Il calcio davanti allo specchio

Dalle parole di Amedeo Goria emerge una visione disincantata ma non pessimista. Il calcio moderno è sempre più dominato dalla finanza, dalla tecnologia e dalle logiche mediatiche.

Eppure, dentro il campo, sopravvive ancora qualcosa che sfugge a ogni algoritmo: la passione, l’imprevedibilità del gioco e la verità di quei novanta minuti.

Ed è forse proprio questo che continua a renderlo, nonostante tutto, lo spettacolo più popolare del mondo.

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