Maiori, come Pompei, ha origini etrusche
Maiori
Fu un generale etrusco, un Lucumone, a fondare Maiori sul mare della Costiera Amalfitana. Si chiamava Reghinna, e il suo nome passò all’insediamento da lui fondato e al torrente — talvolta impetuoso — lungo le cui rive si sviluppò. Oggi, “Reginna” è il nome — alquanto curioso — del torrente di Maiori, ed è anche il nome di un noto hotel costruito quasi a ridosso del mare negli anni ’60 del Novecento.
Il sito creato dal Lucumone si differenziò in un insediamento “maggiore” e uno “minore”. Durante l’epoca romana, i nomi erano Reginna Maior e Reginna Minor. A noi sono giunti come Maiori e Minori, due paesi adiacenti e affascinanti della Costiera Amalfitana:
- Maiori conserva una villa romana originale, una vera rarità in costiera.
- Minori mantiene una forte spiritualità, testimoniata dagli antichi insediamenti eremitici nelle grotte lungo la costa, che custodiscono pregevoli monumenti pittorici cristiani.
Un Cristianesimo capace di unire il popolo che diede vita alla prima Repubblica marinara, Amalfi, comprendente tutto il territorio costiero: da Erchie a Positano, fino a Capri.
Maiori fu centro nevralgico per la costruzione delle navi e per le attività manifatturiere. Fu proprio da Maiori che salparono le navi per intercettare la flotta pisana, intenta in scorrerie e azioni di pulizia etnica. I Pisani ne uscirono sconfitti nella storica battaglia di Capo d’Orso, avvenuta poco prima del 1100 (da non confondere con quella del 1528, in cui Francesi — vittoriosi — sconfissero clamorosamente Spagnoli e Napoletani).
Gli Amalfitani vinsero, ma a caro prezzo: le perdite furono enormi.
Se vi fermate a Erchie, frazione del comune di Maiori, vedrete due torri sul mare:
- La prima, più grande e ben conservata, era parte del sistema di avvistamento delle navi saracene voluto da Pedro de Toledo, viceré spagnolo del Cinquecento.
- La seconda, più piccola e più antica, risale al tempo della battaglia di Capo d’Orso. Si chiama “la torre del Tomolo”, ovvero “la torre del tumulo”.
Fu costruita per raccogliere i corpi dei caduti — pisani e amalfitani — che superarono le 1400 vittime.
