18/04/2026
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“Viente ‘e Terra”: il teatro come radice, resistenza e rinascita

viente e terra
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Dalla nascita nel borgo di Croce alla scena sociale di Giffoni: la compagnia di Mari Fasano racconta storie di briganti, memoria e impegno civile, tra tradizione e nuove sfide.

di Paolo De Leo

La Compagnia Teatrale “Viente ‘e Terra” nasce nel 1997 nel piccolo Borgo di Croce (Cava de’ Tirreni) dalla mente visionaria della sua Regista Mari Fasano. Nel 2007 la compagnia si è trasferita a Giffoni Valle Piana, dove Luigi Sica, marito di Mari, si è unito alla direzione. “Mio marito è stato un grande sostegno, ha supportato ogni mia scelta e ha fatto sì che il mio sogno continuasse.” All’inizio a Giffoni è stato difficile perché il territorio non accoglieva molto queste iniziative. Così hanno continuato a lavorare sia nel Picentino che a Cava.

In quegli anni sono nate importanti collaborazioni, come con la regista e autrice cavese Gertrude Barba. “Gertrude ha creduto in me, mi ha affidato i suoi testi e ci ha coinvolto senza dubbi. Ricordo con gioia le ‘Notti al Castello’: non solo per la bella location del Castello di Sant’Audjutore o per il pubblico, ma per la lezione teatrale che i miei ragazzi hanno imparato. Per la prima volta si confrontavano con il pubblico senza filtri. Hanno capito che la naturalezza è alla base della recitazione, che ogni gesto e ogni espressione conta. Come diceva Eduardo: ‘Il pubblico deve spiare!’ Deve entrare nella storia e riconoscersi.” Le Notti al Castello sono state una grande perdita per Cava e per gli attori.

Ma non c’erano solo le Notti al Castello: “Essendo cavese, sono molto legata alla storia e alle tradizioni della mia città. Per anni abbiamo collaborato con l’Ente Montecastello per i cortei storici, soprattutto il Corteo degli Appestati. Il nostro rapporto si è interrotto nel 2019 per divergenze interne.”

C’è un po’ di amarezza. “Sì, è il mio legame con le tradizioni cavese che mi fa dispiacere di non partecipare più alla festa, ma da lì ho capito che stavo togliendo tempo alla compagnia e che era giunto il momento di concentrarmi di più su di essa. Però da questa esperienza è nata una bella amicizia con una persona fantastica, ancora oggi il mio consigliere più fidato. Siamo entrambe appassionate di storia e tradizioni e non smettiamo mai di studiare.”

Nel 2011 è nato il loro spettacolo più importante: “Briganti. Banditi o Patrioti?” e due anni dopo anche una mostra collegata. “Briganti è nato quasi per caso, per i 150 anni dell’unità d’Italia durante le ‘Notti al Castello’. Ho iniziato a studiare la storia, a capire chi fossero davvero i briganti. Prima avevo un’idea limitata, come molti. Volevo raccontare la loro storia, far sapere chi erano e chi siamo noi. La storia la scrivono i vincitori, mentre i vinti spesso non hanno neanche il diritto di esistere. In questa ricerca mi ha aiutato il mio amico editore Vincenzo D’Amico, dai cui libri ho imparato tanto. Così è nato ‘Briganti. Banditi o Patrioti?’.”

Perché il punto interrogativo? “Perché vogliamo che il pubblico si faccia una propria idea. Raccontiamo la storia così com’è, senza giudizi. La mostra ha lo stesso titolo e scopo: i visitatori ascoltano e poi lasciano un commento.”

Lo spettacolo è fermo dal 2020, ma la mostra continua. Grazie a una collaborazione con l’associazione ProCurti, la mostra torna ogni anno alla Sagra della Castagna di Curti.

“Non è stato facile, soprattutto il Covid ci ha costretto a fermarci per tre anni. Tre anni senza vederci, senza stare insieme: ci mancava una parte di noi. Ripartire è stato difficile, ma siamo risaliti con il nostro ‘Comedy Show’, uno spettacolo di cabaret alla vecchia maniera con personaggi divertenti che disturbano i presentatori. Lo abbiamo fatto per due anni.”

Oggi la compagnia è attiva soprattutto nel sociale e collabora con molti. “Per me il teatro è cultura, la forma più antica di comunicazione. In un mondo veloce e digitale, è importante che il teatro continui a vivere e che i giovani scoprano la sua magia. Il teatro deve parlare anche di temi delicati. Per noi è comunicazione, cultura e un obiettivo. Deve raccontare storie di vita passata, presente e futura, sia con il sorriso – come abbiamo fatto con Dante – sia con serietà su temi come la violenza sulle donne.”

Quali sono i prossimi progetti? “Il prossimo evento è la seconda edizione di ‘L’UOMO DOV’ERA?’, il 27 gennaio alle 20 nella Sala Truffaut della Cittadella del Cinema di Giffoni Valle Piana. Teatro, danza e musica si uniscono in uno spettacolo intenso che parla di genocidi, guerre, shoah… della storia che si ripete e dell’uomo che non impara dai suoi errori. Non è un omaggio, ma un avvertimento per non dimenticare che ciò che è successo 81 anni fa riguardava tutto il mondo, anche noi, e che se non reagiamo rischiamo di rivivere quegli orrori.”

State preparando anche un altro spettacolo? “Sì, stiamo lavorando a una commedia divertente ma con un significato profondo, che scoprirete solo venendo a vederla. Si chiama ‘Accussì và ‘a Vita’ e andrà in scena a giugno. Per sapere dove, seguite i nostri canali social.”

Infine, a chi vi ispirate? “Per me è Massimo Troisi. È grazie a lui che mi sono avvicinata al teatro e alla scrittura. Come lui, volevo portare in scena le mie idee, le mie storie, i miei personaggi. Volevo esprimere i miei pensieri, non quelli degli altri. Tutti i testi della mia compagnia sono scritti da me. Può sembrare ripetitivo, ma è importante perché dà identità e unicità alla nostra compagnia.”

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