Due Animi, Una Musica: l’esordio storico di Wu Hsueh-ju raccontato da Daniele Baione, violinista premiato a Potenza
Premiazione del violinista Daniele Baione, con il sindaco di Potenza Vincenzo Telesca e l’assessore alla Cultura Roberto Falotico.
di Bruno Marfé
Il Teatro San Carlo non è soltanto un luogo dove si fa musica: è un crocevia di storie. Una delle più recenti riguarda l’esordio della contrabbassista taiwanese Wu Hsueh-ju, conosciuta da tutti come Scerù, durante le repliche de La Traviata nel luglio 2024 e la recente convocazione per il Concerto di Natale del 21 dicembre (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo: https://ilconfronto.eu/arte/musica/da-taiwan-a-cellamare-e-poi-al-senato-il-percorso-di-sceru-la-contrabbassista-che-porta-la-puglia-nelle-istituzioni-italiane/).
In questi stessi giorni, un altro nome legato al Massimo napoletano è tornato alla ribalta: quello del violinista Daniele Baione, per quarant’anni colonna dell’orchestra del San Carlo, che ha ricevuto a Potenza un encomio solenne come “grande artista, figlio della città”.
La coincidenza tra questi due eventi mi offre l’occasione per un racconto a due voci: quella del rinnovamento rappresentato da Scerù e quella della lunga esperienza di Baione, oggi in pensione ma ancora attivissimo sul piano artistico.

La scoperta di Scerù: “Un’energia luminosa nel profondo”
Incontrai Daniele Baione subito dopo il termine della rappresentazione de La Traviata, nella fossa d’orchestra del San Carlo ancora impregnata delle armonie verdiane. La nostra conversazione tornò spontaneamente su quel “debutto particolare”: l’esordio di Wu Hsueh-ju. Secondo Daniele, potrebbe essere stata la prima donna contrabbassista a suonare nell’orchestra del San Carlo.
Gli chiesi che atmosfera avesse portato Scerù in orchestra.
Mi rispose di aver percepito subito la curiosità che aveva suscitato il suo nome.
«Al di là del fatto che sia o meno la prima donna in quel ruolo – dato che, se confermato, sarebbe un orgoglio per il Teatro – quello che mi ha colpito è stata la sua professionalità.
Il contrabbasso è la colonna vertebrale dell’orchestra: richiede forza, precisione, ascolto profondo.
Scerù è arrivata con tecnica impeccabile e un’energia luminosa, capace di inserirsi subito nel nostro sound.
È la prova che l’arte non ha confini.»
Il violinista e il San Carlo: radici e passione
Daniele Baione è stato per decenni un punto fermo tra i primi violini del San Carlo, vivendo dall’interno l’evoluzione del repertorio e dell’orchestra. Sulla circostanza dell’aver richiamato Scerù per il Concerto di Natale gli ho chiesto se, da violinista, avesse all’epoca percepito anche un confronto tra l’approccio europeo e la formazione asiatica.
«La musica è un linguaggio unico, ma l’approccio cambia.
In Scerù ho visto un grande rispetto per la nostra tradizione lirica.
Il San Carlo è storia vivente: affrontare Verdi qui è impegnativo.
Lei lo ha fatto con dedizione e sensibilità.
È bello vedere che i migliori talenti del mondo guardano ancora all’Italia come riferimento.»
Alla luce del riconoscimento ricevuto a Potenza, gli ho poi domandato cosa significasse, per un musicista originario di Potenza, trascorrere la propria vita professionale in un luogo così simbolico come il San Carlo.
«Sono lucano, ma napoletano d’adozione!» – sorride.
«Il San Carlo è stato casa e università permanente.
Suonare qui significa sentire addosso il peso e il privilegio di quasi tre secoli di storia.
È una responsabilità che ti spinge sempre verso l’eccellenza.»
Il recente riconoscimento ottenuto nella sua città natale rappresenta per lui un momento particolarmente significativo.
Gli ho chiesto cosa significasse essere celebrato nella propria terra dopo una carriera internazionale.
«È un’emozione profonda.
Ricevere un riconoscimento dalla propria comunità, che ti ha visto crescere, è qualcosa che supera la carriera.
Significa che il ponte tra ciò che ho costruito al San Carlo e le mie radici lucane è intatto.
La musica unisce.
Ed è una gioia sapere che quello che facciamo lontano da casa ritorna come un valore condiviso.»
Il San Carlo, ancora una volta, si conferma un luogo in cui tradizione e rinnovamento camminano insieme: accoglie giovani talenti internazionali come Wu Hsueh-ju, celebra i suoi maestri storici come Daniele Baione, e continua a essere un modello di equilibrio tra eredità artistica e apertura al mondo.
