16/07/2026
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Salento e India: un solo metodo di sguardo

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Miggiano e Russo, la letteratura di viaggio come recupero della memoria

di Bruno Marfè

Due libri, due scale geografiche agli antipodi, un solo metodo di sguardo. Da un lato Taccuino di un viaggio in Salento di Paolo Miggiano (Terra Somnia Editore, Tricase, maggio 2026), che Paolo Rausa ha raccontato in un articolo apparso il 15 luglio su Italia-express; dall’altro L’India nel cuore di Vittorio Russo (Baldini+Castoldi), l’attraversamento di un intero continente-mandala. La distanza tra il microcosmo salentino, fatto di viuzze, botteghe e forni di comunità, e il subcontinente indiano, con le sue moltitudini sterminate sotto cieli di polvere, è solo apparente. Superata la barriera della scala, i due percorsi rivelano una comunione di metodo che merita di essere analizzata, non semplicemente celebrata: né Miggiano né Russo fanno turismo; entrambi praticano la letteratura di viaggio come strumento di conoscenza storica e antropologica.

Il viaggio a ritroso come antidoto all’oblio

Per entrambi gli autori, viaggiare significa prima di tutto riannodare i fili di una memoria che rischia di sfilacciarsi. Miggiano compie un cammino a ritroso nella propria terra d’origine, tra Minervino e la costa di Porto Badisco, scandito da un “disordine alfabetico” che riproduce il modo in cui i ricordi affiorano: le novene del mattino con la nonna, le nfurnate di pane notturne nel forno comunitario, la fatica contadina di una civiltà che sta scomparendo. Russo applica lo stesso sguardo di recupero storico e antropologico, ma su scala macroscopica, cercando nell’India contemporanea i miti e le architetture sacre che resistono alla modernizzazione globale. In entrambi i casi, la scrittura diventa un argine contro la cancellazione: non nostalgia, ma documentazione di mondi in trasformazione.

La sacralità del quotidiano

Il secondo punto di contatto è l’attenzione riservata ai gesti quotidiani, letti come atti di sacralità laica. Nel racconto di Rausa su Miggiano, la sacralità si manifesta nell’attesa del pane, nella condivisione del forno di paese, nella ritualità che scandiva le stagioni; un “dogma dell’ospitalità” che l’autore rintraccia già nell’incontro omerico fra Ulisse e Polifemo, applicato alle coste salentine che hanno accolto “visitatori, profughi e naufraghi da ogni dove”. Nell’opera di Russo la stessa sacralità esplode su scala collettiva lungo le sponde del Gange, dove vita e morte, miseria e splendore si fondono in un unico tessuto di fede vissuta, non dogmatica. In entrambi i libri la religiosità popolare, meridionale o induista che sia, non è un sistema di credenze astratto ma un’infrastruttura sociale.

I paradossi del presente

Nessuno dei due autori cede alla nostalgia sterile. Il taccuino di Miggiano, nella lettura di Rausa, non tace le ferite del Salento contemporaneo: la scomparsa della coltivazione del tabacco, che per mesi impegnava intere famiglie dall’alba al tramonto, e la memoria delle operaie che negli stabilimenti organizzavano scioperi per ottenere un trattamento economico dignitoso dal fattore e dal proprietario locale. È un dettaglio che sposta il racconto dal registro puramente elegiaco a quello della storia del lavoro e del conflitto sociale. Russo, dal canto suo, descrive un’India che è insieme superpotenza tecnologica e luogo in cui si beve l’acqua di un fiume sacro nonostante l’inquinamento: povertà, inquinamento e contraddizioni non vengono rimossi, ma integrati in quello che l’autore chiama un “mandala caleidoscopico”.

La revisione come ascesi

C’è un ultimo elemento che aiuta a leggere il metodo di Russo, e viene non da un lettore ma da chi lavora al suo fianco nel passaggio dal manoscritto al libro. La sua editor in Baldini+Castoldi descrive così il rapporto di Russo con la scrittura:
“Per V.R. la revisione è una forma di ascetismo. Gli altri autori correggono gli errori, lui insegue anche le sfumature morali delle virgole. Ha un rapporto con la scrittura talmente intenso che anche le parole ogni tanto chiedono una pausa. E, soprattutto, non consegna mai davvero un manoscritto. Lo separa da sé con sofferenza stoica.”


È una testimonianza che sposta l’attenzione dal contenuto al processo, e che in fondo conferma quanto osservato finora: lo stesso scrupolo con cui Russo insegue le sfumature morali di una virgola è lo scrupolo con cui, sul terreno, insegue le sfumature morali di un continente. La revisione ascetica del manoscritto e l’attraversamento paziente dell’India nascono dalla medesima disposizione: un rifiuto della superficie, un bisogno di non liquidare nulla come già noto. Anche Miggiano, del resto, nel suo “disordine alfabetico”, sembra applicare la stessa cura alle piccole cose del Salento che rischiano di essere archiviate troppo in fretta come folclore.

Conclusione: dal vedere al possedere

Vittorio Russo scrive che, a viaggio concluso, la conoscenza diventa intimità che trasforma il vedere in possedere. La formula si applica altrettanto bene al percorso di Miggiano: che si tratti di attraversare migliaia di chilometri lungo le strade dell’India o di ripercorrere a piedi i vicoli della propria infanzia in Salento, la letteratura di viaggio più solida condivide una sola direzione, quella che riconduce all’esplorazione del rapporto fra un luogo e chi lo abita. Miggiano e Russo, partendo da scale opposte, arrivano alla stessa conclusione: nessuno è davvero lontano dal luogo da cui proviene, e il viaggio resta lo strumento più affidabile per tornare a comprenderlo.
Il metodo, del resto, non si esaurisce in un libro già scritto. Russo partirà domenica alla volta del Ladakh e del Punjab, un nuovo attraversamento che promette di spostare ancora una volta lo sguardo, dalle pianure del Gange alle quote himalayane e ai territori sikh del nord-ovest indiano. Sarà un’occasione per verificare se lo stesso metodo di recupero della memoria e della sacralità del quotidiano regga anche di fronte a un’India ulteriormente diversa da sé, e per continuare, di viaggio in viaggio, quel confronto a distanza con il Salento di Miggiano che qui si è provato appena ad abbozzare.

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