Libri: La Rana Bollita – Perché il Sud non si ribella di Pietro Massimo Busetta
di Antonio Bianco
Il Prof. Pietro Massimo Busetta è ordinario di Statistica Economica nell’Università degli Studi Palermo, ha fondato l’A.I.M. (Allenza Istituti Meridionali), è componente del consiglio di amministrazione della Svimez, del consiglio direttivo della Società Italiana di Economia, Demografia e Statistica, è presidente dell’IS.ES.ST (Istituto Esperti Territoriali) e del Centro Studi La Loggia.
Giornalista pubblicista è stato editorialista del “Il Sole 24 Ore” -Affari e Finanza”, “La Repubblica”, “La Sicilia, “Il Giornale di Sicilia” e “Il Quotidiano del Sud”. Ha pubblicato vari libri editi da Rubbettino, tutti premiati: Il coccodrillo si è affogato, con il Sele d’Oro 2019, Il Lupo e L’Agnello, con il Rhegium Juli 2023, La Rana e Lo scorpione, con il premio giornalistico e letterario 2023 Marzani.
L’ultima sua creatura è “La Rana Bollita- Perché il Sud non si ribella” – (Rubbettino editore), con prefazione di Luca Bianchi, Direttore Generale dello Svimez. Il libro è di grande respiro, è piacevole la lettura con riferimenti a dati messi a confronto che evidenziano le diseguaglianze esistenti tra il Nord ed il Sud, presenti sin dall’unità d’Italia, mai colmate.
L’autore dà voce ad un popolo maltrattato considerato debosciato e che spreca le risorse messe a disposizione dal Nord. Tale narrazione è smentita, con evidenza di prove, nel corpo del libro. I meridionali migrano “Alla ricerca di diritti” (p. 103) negati quali: lavoro, asili nido, cure sanitarie tempestive, treni ad alta velocità, servizi sociali e trasporti urbani esistenti e funzionanti.
L’autore focalizza la sua attenzione sulla “prima finta industrializzazione” ritenuta “specchietti venduti per brillanti” (p. 25), attuata a macchia d’olio con poli industriali colpevolmente collocati in aree di interesse naturalistico e turistico, oasi nel deserto, a basso contenuto di mano d’opera e con elevato tasso di inquinamento, privi di collegamenti ferroviari veloci, come ad esempio, il petrochimico di Siracusa, l’ILVA di Bagnoli e Taranto, la raffineria di Milazzo.
Con “La seconda finta industrializzazione” (p. 37) del Meridione, vengono costruiti impianti eolici che trasformano il meridionale nella batteria del Paese. “I nuovi barbari” avevano deciso di invadere Porto Empedocle” (p. 39), con la costruzione di un rigassificatore nel porto di Agrigento incuranti che è a pochi chilometri vi era il sito della Valle Dei Templi e la casa di Pirandello.
Il PNRR doveva essere il volano per risollevare il Sud e farlo incamminare verso la parificazione socio-economica con il Centro-Nord. In realtà, i fondi vengono dirottati verso il Nord e la tanto decantata alta velocità da Napoli a Reggio Calabria è solo un rimessaggio del preesistente tracciato che non consentirà di raggiungere i 300 km/h, mentre del ponte sullo stretto rimane il plastico e le penali da pagare alle imprese aggiudicatrici della gara.
In questo contesto così fosco l’autore pone la domanda:” Perché il Sud non si ribella”? Forse i meridionali reputano loro stessi e la classe politica del Sud causa ed effetto delle inefficienze e degli sprechi? Occorre tenere conto della modalità di erogazione dei fondi da parte dello Stato Centrale calcolati con il criterio della spesa storica cioè: quanto hai speso l’anno precedente tanti saranno i fondi assegnati. Tale modalità penalizza il Sud dotato di pochi e inefficienti servizi pubblici a differenza del Nord al quale, ogni anno, vengono attribuiti 60 miliardi di euro dal bilancio dello Stato sottratti al Meridione e senza possibilità di compensazione o perequazione.
Non va dimenticata la colpevole gestione della classe politica meridionale che non ha rivendicato i diritti negati ai propri cittadini ed ha costruito le proprie fortune sulle clientele, anteponendo i propri interessi personali al bene comune, con il tacito assenso dei partiti nazionali.
Una vera rivolta pacifica vi è stata con il voto al M5S (p. 146) che aveva promesso di difendere i più poveri inserendo nel programma elettorale il reddito di cittadinanza collegato al lavoro. Il consenso elettorale fu elevatissimo, soprattutto nel meridione, però pochissime furono le occasioni di lavoro e, tale strumento, è diventando solo un sostegno al reddito delle persone meno abbienti.
“Che fare, quali prospettive”? (p.157)
Nel libro sono proposte alcune soluzioni che potrebbero offrire risposte concrete a bisogni reali.
L’autore ritiene che vi sarà il cambiamento “quando l’intellighenzia del Sud si convincerà di essere stata colonizzata e colpita nella sua carne viva” (p. 156). Infatti non solo le classi povere vedono emigrare i propri figli ma anche quelle agiate subiscono il distacco e l’allontanamento dei propri cari dalle terre natie.
Forse l’ipotesi più convincente è quella della nascita di un movimento/partito che abbia a cuore l’unità e la coesione territoriale. “Una forza politica che imponga un approccio corretto, con risorse sufficienti e adeguata attenzione sistematica al progetto di sviluppo” (p. 159). Ad esso deve essere associato il ricambio generazionale in parlamento e la consapevolezza che la mancata risoluzione della Questione Meridionale è il vero ostacolo alla riunificazione politica, economica e sociale necessaria per la crescita di tutto il paese.
Alla fine del mio piccolo contributo, solo poche parole. Il Prof. Pietro Massimo Busetta è l’eroe civile dei nostri tempi che spende il proprio tempo scrivendo libri e girando la penisola per dare voce a 20 milioni di meridionali ritenuti stranieri in patria. Lo ringrazio per avermi consentito di conoscere fatti e circostanze che mi hanno aperto gli occhi sui motivi delle disuguaglianze esistenti tra le due aree del paese.
