“Il piccolo libro degli abbracci”
di Maria Lista
Eravamo abituati a diversificati e intensi contatti fisici quando incontravamo amici e parenti prima del covid, poi… ci siamo forzati e abbiamo imparato a mantenere una certa distanza, a non baciarci, abbracciarci, né a darci la mano. Abitudine difficile da mantenere, a tutte le età e a diverse latitudini.
Questo non vuol dire che non si senta la necessità della trasmissione fisica del calore e di parte del nostro essere, anzi ora sentendone la mancanza siamo più attenti alla nostra memoria percettiva che riporta così a galla le sensazioni.
L’uomo ha una capacità plastica che lo porta ad essere contenuto diversificato, a seconda del vaso che la vita, la storia, la società, le vicissitudini prospettano, in un dato momento personale e/o storico.
Tjuna Notarbartolo giornalista, esperta in comunicazione, curatrice d’arte e di eventi culturali ha dato ancora vita al suo essere scrittrice con “Il piccolo libro degli abbracci” edito da Giammarino. Dal formato comodo e maneggevole il volume emana un calore tangibile, si presta ad essere sfogliato più e più volte perché il contenuto fatto di testi ed immagini è catalizzatore di emozioni proustiane che aprono i cassetti della memoria ad intermittenza.
Il piccolo libro stranisce per il titolo, l’impatto da principio è di circospezione poi, presa confidenza con l’idea che gli abbracci possano essere in formato cartaceo, lo si legge tutto di un fiato, rapiti dalla bellezza di sentirsi realmente abbracciati. Le parole e le immagini creano una danza avvolgente che si libra nell’aria e lo spazio e il tempo si dilatano al fluire dei propri ricordi e sensazioni.
Le immagini, opere di Mariella Ridda, pittrice italiana che vive da decenni a Berlino, catturano il lettore. L’intensità che emanano è data dalla efficace capacità comunicativa delle figure che parlano un linguaggio fisico intenso e intimistico tanto da travalicare la tela e la pagina; sembra quasi di poter entrare ed uscire dal quel contesto intimo, vigoroso, fragile e raccolto, perché ci si sente parte di esso.
I personaggi della Ridda, per le loro espressioni e gestualità, appaiono sospesi nel tempo tanto da ricordare le opere dei preraffaeliti, di Klimt, di Schiele e tanto da essere figure uscite dal subconscio.
L’interrogarsi quindi sulla potenza di tutte le forme di linguaggio diverse da quello verbale nasce spontaneo.




