• January 23, 2019
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L’ANTICA PATRIA DELLE CANZONI POPOLARI

La principessa Carini

a cura di Raffaele Bocchetti

 

I canti popolari, già nel 1200 a Napoli ebbero una grande diffusione.

Era già noto, ai tempi di Federico II, “Jesce sole” un canto propiziatorio col quale si chiedeva al sole di non farsi desiderare, ma di sorgere presto

Successivamente, le vicende politiche o i “gossip” di allora, come gli scandali di Margherita di Durazzo, offrirono ai maggiori musicisti del tempo argomenti validi per le loro creazioni.

Nacquero così divertenti canzoni metaforiche come “Margaritella” del 1300 e “Muorto è lu purpo e sta sotto la preta” del 1400.

Quando a Napoli, nel 1500, ebbe enorme successo “ Fenesta ca lucive” ,erano di moda le “Villanelle”, canti polifonici composti da grandi musicisti, per cori accompagnati da strumenti musicali come il colascione, la tiorba e la citola.

Il colascione è una specie di mandolino con il manico molto allungato: veniva impiegato come “basso”; la tiorba, forse di origine francese, è una specie di “liuto” simile a una paletta sulla quale sono fissate le corde che possono arrivare fino a 12 paia; la citola è uno strumento medievale cordofono, dalla forma di violino,  con corde parallele.

Grandi  musicisti gareggiavano per la migliore produzione, tanto che nacquero  i primi festival che avevano luogo a Largo di Castello, attuale Piazza Municipio. La Villanella più famosa fu certamente “ Voccuccia de ‘nu pierzeco apreturo” del 1537 composta forse dal Velardiniello, talentuoso  musicista e poeta.

Tutti, o quasi tutti, immaginano che “Fenesta ca lucive” sia stata concepita a Napoli,che sia cioè figlia della grande tradizione musicale partenopea e invece, non è così

Tutto ebbe iniziò  a Carini, a pochi chilometri da Palermo, nel 1563.

Il barone Vincenzo La Grua Talamanca aveva rinchiuso in un castello la sua giovane e bellissima figlia Caterina, rea di amare alla follia Vincenzo Vernagallo, giovane aristocratico di bell’aspetto.

Il giovane aveva chiesto in sposa  Caterina, nel pieno rispetto di tutte le regole imposte dal galateo del fidanzamento dell’epoca, ma il barone gli aveva opposto un netto diniego e, per evitare qualsiasi contatto tra i due, costrinse sua figlia alla prigione nel castello.

Il giovane Vernagallo, non si sa come, riuscì a conoscere un passaggio segreto per introdursi nel maniero e, giunto a Carini in incognito, riuscì,  attraverso quel passaggio, a raggiungere Caterina.

I due, concentrati nelle più ardenti effusioni, commisero qualche ingenuità, e furono sorpresi in flagrante dai guardiani del castello i quali corsero subito a Palermo ad informare il barone La Grua dell’increscioso fatto. Il  barone immediatamente montò a cavallo,  si precipitò al castello in preda all’ira, sfoderò la spada ed uccise la sua disonorata figlia.

Fu questa drammatica vicenda, emblematica dei costumi e delle tradizioni siciliane, ad ispirare un ignoto cantastorie del nostro meraviglioso Sud, che compose quella che diventerà la più popolare canzone in tutta l’Italia meridionale.

Il tema di Caterina echeggia ancora oggi in composizioni musicali e dialettali di Puglia, Abruzzo e Lucania

Fu a Napoli però che questa canzone  ebbe il massimo consenso e divenne un vero e proprio best-seller, a tal punto da essere considerata, in tutto il mondo, una canzone napoletana e non siciliana. A Napoli, questa canzone era sulla bocca di tutti e non vi era cantastorie o posteggiatore che non la includesse nel proprio repertorio.

Federico Stella ne trasse un dramma che venne rappresentato al teatro San Ferdinando e, su quel tema, fiorirono numerose sceneggiate. Ne ricavò una fortunatissima sceneggiata anche un  geniale scrittore di teatro, Oscar Di Maio e,  addirittura, nel 1914 la “Partenope Film” trasse da quella canzone il soggetto per un film muto interpretato da Italo Guglielmi e Jole Bertini. Il successo fu tale che circa dieci anni dopo la stessa “Partenope Film” ripropose lo stesso soggetto in un film  i cui ruoli principali furono interpretati da Goffredo d’Andrea e Lucia Zanussi. Pier Paolo Pasolini utilizzò “Fenesta ca lucive” come colonna sonora del film Decameron nel 1971 e precedentemente nel film “Accattone”. Se ci domandiamo  perché questa canzone riscosse tanto successo a Napoli e perché a Napoli attecchì tanto e vi si radicò, dobbiamo supporre che la causa sia solo una: Napoli già nel 1500 era la patria della canzone.

 

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