• September 18, 2019

La Napoli di Toledo

Palazzo D'Angri

Saie quanno fuste, Napoli Corona?
Quanno regnava Casa D’Aragona

Erano i nostalgici richiami dei “bei tempi andati” di Velardiniello , primo
grande poeta in lingua napoletana che decantava la saggezza del sovrano Alfonso il Magnanimo , per aver riconosciutola dignità di lingua al dialetto napoletano, per aver ridato un forte impulso allo sviluppo e ai suoi caratteri di capitale, con una significativa densità di istituzioni salienti come magistrature, attività produttive e finanziarie, per aver reso Napoli inoppugnabile per un sistema difensivo articolato con ventidue
possenti torri disseminate dai Camaldoli fino al porto; per aver concesso privilegi fiscali ai cittadini napoletani, la capitale divenne meta ambita di continui flussi di popolazione dalle campagne infeudate , impoverite dalle gabelle, verso una capitale privilegiata.
Divenne una delle città più popolose d’Europa con una popolazione sproporzionata rispetto alle effettive fonti di reddito con una situazione abitativa e igienica, drammatica.
La città era stretta dalla cinta muraria tra l’arco di mare e le sovrastanti colline con il divieto di edificare al di fuori delle mura.
La penosa situazione urbanistica e il grave squilibrio tra popolazione e alloggi affollatissimi, caratterizzato da un basso livello di abitabilità, favorirono un rapidissimo diffondersi delle pestilenze.
A fine regno aragonese , il nascente viceregno ispanico, guidato da Don Pedro da Toledo, ebbe rivelante merito nel dare alla città un rinnovato aspetto moderno, più ordinato e dignitoso, sollevandola da una situazione di protratto e progredito stato di degrado, con la costruzione di fogne e con la costruzione di fontane pubbliche per l’approvvigionamento idrico alla popolazione.

La cinta muraria cinquecentesca, ritenuta un “impaccio inutile aragonese,” insieme alle fatiscenti cinte daziarie,torrioni, ecc., caddero sotto il piccone spagnolo e la dolce città”di orti e giardini, divenne un grande
cantiere con un vasto programma di riassetto politico. 
I contingenti spagnoli, furono sistemati, alle pendici della collina, vicino alla sede del vicerè (palazzo Reale) in una scacchiera di strade strette lungo le quali si innalzarono edifici di pochi piani secondo un modello di acquartieramento ispirato al castrum romano. 
Il recupero del centro storico avvenne con una politica di urbanizzazione che mirò non soltanto al ripristino del patrimonio artistico di vecchi quartieri della città quali Porto, Mercato, Pendino e Vicaria formati da una ragnatela di stradine in un dedalo di vicoli che rigurgitavano di “vasci”,tuguri, case fatiscenti, verminai bui e puzzolenti,gremiti da una plebe inurbata “una corte di miracoli” di plebei cenciosi , miseri,costretti a campicchiare di espedienti,di elemosine, di ruberie, prostituzione. 
Tutti gli spazi furono edificati con un criterio di moderna edilizia : le case palazziate: edifici a schiera che si ergevano in altezza, su 4,5,6, piani, dotati di una straordinaria verticalità. I terreni con vigneti e casali, furono sostituiti da case e palazzi attorno all’arteria principale(via Toledo) con
nuove strade che comunicavano con la vecchia città e con i nuovi quartieri che sorsero sul declivio di San Martino si ebbe la fioritura più cospicua di palazzi nobiliari, grazie anche all’attenzione di molti nobili stranieri e potenti famiglie spagnole(Palazzo Zavallos ecc) che vollero accaparrarsi un proprio spazio. Per finanziare tutte queste opere, Don Pedro impose una “gabella”(tassa)sulla vendita del vino causando iniziali moti di rivolta, repressi con pene severe ed esemplari. Con l’inflessibile governo, i partenopei soffrirono per la limitazione di privilegi, autonomie, libertà locali.
L’economia,priva di industrie, si poggiava esclusivamente sullo sfruttamento dell’agricoltura e della popolazione, soggetta ad ogni vessazione. Il duro disegno politicodi Don Pedro si attuò con la soppressione dell’ Accademia Pontaniana, accusata di eresia valdese e introducendo l’Inquisizione “alla maniera spagnola senza però
preoccuparsi di rafforzare la parte popolare più produttiva,artigianale e laboriosa, determinando un totale tracollo dell’’economia .
Dopo tanti secoli, oggi , tra tutte le dominazionisuccedutosi, Napoli è quella venutasi a creare con il regime Toledano, che ha lasciato un ‘impronta indelebile tra la magnificenza dei palazzi, dei suoi monumenti
Eppure quello di don Pedro di Toledo fu il tempo delle continue incursioni saracene, dei terremoti e della nascita del monte NUovo a Pozzuoli.
Ora la sua tomba è conservata nella chiesa di S. Giacomo degli Spagnoli, accanto al fabbricato del Municipio di Napoli.

Silvana D’Andrea

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