• August 26, 2019

LA LEGGENDA DELLA REGINA GIOVANNA I d’ANGIO’

Giovanna, la nipote di re Roberto d’Angiò che divenne regina di Napoli ha goduto di una notevole popolarità al suo tempo.
Il popolo ha raccontato di lei tanti fatti, ma, a meno che in Ungheria, (la morte di Andrea di Ungheria, il suo giovanissimo marito fu attribuito a lei), tutti i racconti sono venati da un notevole tono di simpatia: anche a Napoli, tutto sommato, dove le sue vicende sono state mescolate a quelle dell’altra regina Giovanna II, ne sono stati sommati gli amanti e i mariti, e ne è uscita una immagine di divoratrice di uomini che non si attaglia affatto all’indole di Giovanna I.
Lei è stata anche signora di Provenza, di Savoia e di altri feudi.
Per la morte di Andrea di Ungheria suo marito, ella dovette fuggire da Napoli: si rifugiò in Provenza e trattò i Provenzali non da padrona quale era, ma gentile nobile spaventata dagli eventi, grata dell’ospitalità che gli sembrava la popolazione le dedicasse.
“Ai tempi della regina Giovanna…” dicono con rispetto e nostalgia i Provenzali ricordando la loro contessa, come persona cordiale, e con molta voglia di conversare con tutti.
“La buona regina Giovanna…” dicono ancora ricordandola come fondatrice di molte chiese, come quella di Allos dove era conservato un suo busto; una sua statua si trova a Montmajor. A Six FOURS la gente mostra ( o mostrava) un albero piantato dalla regina Giovanna e alcuni paesi, come Bollene, indicavano agli stranieri la strada della regina Giovanna.
Quante case si dicevano della regina Giovanna: a parte i begli appartamenti nei castelli, sembra che i Provenzali attribuissero a Giovanna il patronato di case anche poco virtuose. Sono sempre stati indulgenti con la giovane regina loro contessa, mai sono scesi ai colorati sottintesi della tradizione napoletana: però anch’essi ancora dicono: “è la bella regina Jano (così si dice Giovanna in Provenzale): l’ultimo la prende”.
Ad Avignone, però, alcuni stravaganti raccontatori di storie inventate si divertirono, nel secolo XVIII però, ad attribuire all’antica sovrana, il regolamento sui “lupanari” della città.

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