IL PEGGIORE DELITTO DEGLI SPAGNOLI CONTRO NAPOLI
di Silvana D’Andrea
A Napoli le credenze pololari intrise di magia, superstizione e religione, giocarono un ruolo importante nel rallentare lo sviluppo della scienza e della medicina ufficiale.
La psicologia del Napoletano era troppo suggestionata dai forti fenomeni della Natura, dai rimasugli di paganità e dalle pratiche magiche che continuavano ad essere diffuse nella città.
I sacerdoti svolgevano un ruolo fondamentale nella medicina e nella medicina, ma , spesso, operavano anche essi attraverso cerimonie e pratiche superstiziose per fingere di avere rapporti preferenziali con la divinità e con lo scopo di mantenere in paura e in ignornza il popolo.
E il popolo pagò le responsabilità dei religiosi e dell’ignoranza, ma, anche e di più, della dirigenza straniera spagnola che , nel 600, dominava anche a Napoli.
La popolazione e la classe dirigente avevano coscienze indebolite da precedenti sventure e pregiudizi che furono fonte di disorientamento e di acciecamento che favorirono il disegno di punire chi si era ribellato all’autorità vicereale con Masaniello e Genoino.
Che fecero gli Spagnoli?
La Sardegna stava vivendo un evento di pestilenza che aveva costretto i Paesi circonvicini ad impedire il commercio dall’sola.
Il Vicerè di Napoli decise, invece, di riprendere il commercio con i Sardi nella deliberata intenzione di importare la peste a Napoli per poi circoscriverla e debellarla., proprio con lo scopo di impartire una dura lezione a i riottosi, accettando che a Napoli sbarcassero navigli sardi.
La cosa sfuggì dalle mani di chi l’aveva pensata: le misure di sicurezza furono adottate tardi, il popolo non aveva fiducia nella medicina ufficiale, la chiesa cominciò a indire processioni su processioni, faorendo inconsapevolmente la diffusione del morbo, che assunse dimensioni virulente.
Le Autorità colpirono medici e paramendici che, secondo loro, diffondevano il terrore tra la popolazione: con le autorità collaborarono oratori, frati e preti alleati della Spagna, che si servirono della religione per portare messaggi di orrendi castighi di un Dio vendicativo indignato dei peccati, anche politici, del popolo.
Si diffuse allora la credenza che ” morire era l’unico mezzo per assicurarsi il Paradiso”
Intanto l’infezione si diffondeva in tutta la città , mietendo vittime specialmente nei quartieri più popolosi, non solo per le pessime condizioni igieniche ma per il contagio provocato tra malati e sani nelle processioni.
La città fu invasa da carretti riempiti di cadaveri, e nelle strade e nelle chiese non c’era più luogo ove interrare i morti.
60.000 cadaveri furono portati nella grotta degli sportiglioni ( pipistrelli) a Poggioreale, ma anche in orti, giardini, ovunque si pensasse di trovare un po’ di spazio.
In soli 6 mesi morirono così 460.000 Napoletani!
Napoli, da seconda città più popolosa in Europa, dopo Parigi, si ridusse a poco più di un grosso borgo.
Il crollo verticale del numero di abitanti accentuò gli aspetti devozionali tipici della religiosità popolare prona ai vertici curiali.
La peste nera fu la più grande tragedia della nostra città, un parto della malizia spagnola, e un effetto della sempre insidiosa ignoranza che fece pagare alla gente un altissimo prezzo per la sua diffusa credulità,la sua superstizione, i suoi pregiudizi.
E ancora ce ne vuole, negli anni duemila che stiamo vivendo, per estirpare da Napoli questi mali patenti di cui nessuno pare accorgersi.
