11/03/2026
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IL NOSTRO VOMERO NEGLI ANNI 50

voemro anni 50
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di Silvana D’Andrea

Il mio racconto appartiene al grande album di un passato di coloro che hanno vissuto intensamente la storia della loro gioventù nel quartiere Vomero.

Siamo noi la testimonianza dei momenti magici, degli ultimi bagliori di un periodo che aveva il sapore della favola, con il pregio di essere vera, perché è la storia della nostra generazione, che ci riporta indietro nell’immediato dopoguerra,negli anni 50.

E solo un vomerese doc come “Sandro Riccio” è una testimonianza originale e diretta, coevo di fatti raccontati, è riuscito a farmi risvegliare dalla mia mente ricordi ed immagini dimenticate .

La strada è stata il teatro della sua vita,incastrato al millimetro, nel suo chiostro di giornali profumati di stampa,per prepararli, pronti alla vendita per il suo pubblico, interprete principale di tutti i giorni.

Ha saputo annotare, diligentemente nella sua mente, particolari, sensazioni ,episodi, poi minuziosamente descritti, riferiti a figure fisionomiche di personaggi, di bottegai, del popolo di strada tutti, protagonisti o non, di cronache,storie, tragedie.

E’stata la sua stimolante pulsione interiore a voler trasmettere e rendere partecipe dei suoi ricordi tanto da ritornare indietro in quel tempo vissuto protagonista di riscoperte, confronti, ricordi pur nella diversità delle ottiche e dei vissuti.

Il nostro Vomero era solitario e agreste frequentato dagli strateghi della sopravvivenza(venditori ambulanti),da una felice generazione che viveva nella tranquilla atmosfera di un quartiere antico, con casali, palazzi in stile Liberty, distese verdeggianti che avevano resa famosa la collina dei broccoli. Le poche botteghe intorno alla mitica Piazza Vanvitelli con i quattro palazzi in stile neo rinascimentale, con la fontana di granito e piperno, poi eliminata per poter posizionare le rotaie dei tram: Lo studio fotografico Perrone, il bar Sangiuliano, il primo ufficio postale, la prima sede del Banco di Napoli, i negozi di abbigliamento di Aruta e di Coppola sulla via Scarlatti. La bottega del colorista con i capelli rossi(trattoria Vanvitelli).

Tutta la nostra città era concentrata nelle poche strade del quartiere.Salendo poi l’arteria principale di via Scarlatti verso la funicolare di Montesanto,lungo i muri laterali delle scale di pietra lavica, facevano bella mostra manifesti di propaganda di spettacoli dei cinque cinema vomeresi Ariston, Ideal,Colibrì, Arcobaleno,Bernini.

La disordinata vivacità del quartiere si mescolava al chiasso delle voci cantate degli ambulanti, del fracasso dei “carruoccioli” ed i gridi degli “ scugnizzi” del Petraio che sfrecciavano tra i binari dei tram, nel delirio di salite e discese di una città verticale- .

Un paese nel paese con l’accesso alle scuole di viale delle Acacie, dietro la stazione della funicolare Centrale,. nell’edificio del Sannazzaro. Chi non ricorda la strada alberata di acacie e con lo storico edificio del Sannazzaro?

All pian terreno vi era una sezione della Scuola Media “Viale delle Acacie. Il suono della campanella con la fine della lezioni rompeva quel silenzio monotono della strada e il brulicare di ragazzini che affluiva numeroso verso la storica pizzeria Acunzo.

Era il momento liberatorio per noi affamati ragazzini, in fila alla cassa con i centellinati soldini destinati alla piacere della trasgressione per poter poi stringere in mano il cuoppo di panzarotti e “paste cresciute” fumanti, la pizza fritta con l’irrimediabile fuoriuscita della ricotta ,che rigava le nostre gote” .

La via Kerbaker era oramai destinata al mercato . Tutte le mattine, i verdummari annunciavano il loro arrivo con l’assordante sferragliare delle ruote cerchiate dei carretti con i loro “ciucci”.Era la strada delle massaie che affluivano numerose nel trambusto delle tante voci e tra i banchi colorati della frutta e verdura.

Vendita del latte porta a porta, così si usava, e il lattaio Michele che attingeva il prodotto dalle sue mucche, ricoverate in un capannone di una rimanente area verde di via Bonito, riforniva tutto il quartiere. Con bottiglie di vetro a reso, traboccava il suo latte appena munto dal largo recipiente in alluminio .

Il pane lo forniva una bottega “Guerra” e la distribuzione di profumo di pane sfornato era un suo dovere mattiniero. Avevate bisogno di coccolare e riguardare la vostra barba? E don Franco” i barbiere pensava lui a tutto…

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