GLI INNAMORATI EUROPEI DI NAPOLI: CHRISTIAN ANDERSEN

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a cura di Elio Notarbartolo

In questi tempi di prigionia semiobbligatoria da pandemia, poter leggere qualche testimonianza di qualcuno dei tanti Europei che vennero ad innamorarsi di Napoli, potrebbe far nascere quell’amore verso questo luogo incantato che sfugge, troppo spesso, all’attenzione dei giovani, propensi più a distruggere che a scoprire e a conservare questa meraviglia della Natura, dell’Arte e dell’Intelligenza che è la loro città. Hans Christian Andersen, il famoso raccontatore di fiabe per bambini, di poesie, di romanzi, e di opere teatrali per grandi, venne a Napoli almeno un paio di volte dalla lontana Danimarca e vi lasciò il cuore e la fantasia. Fu lui l’autore della Sirenetta, del Brutto anatroccolo, del Soldatino di piombo e di tante altre fiabe che, poi, Walt Disney raccontò con altro linguaggio e con altri obiettivi.Questo originalissimo personaggio europeo fu tanto preso dall’atmosfera libertina, colorata, musicale, saporita, mistica , superstiziosa, trascendente di Napoli e dintorni, che quando andò via l’ultima volta, ebbe a dire: “Quando sarò morto, tornerò a Napoli a fare il fantasma perchè qui le notti sono indicibilmente belle”. Divenne famoso partendo da una famiglia poverissima: la madre era lavandaia e il padre si arrangiava in mille lavoretti infimi: faceva il ciabattino e vendeva i calzini per la via. Era anche un po’ ubriacone come la madre, ma aveva tanta fantasia e la trasmise al figlio.Se qualcuno- oggi succede ancora più spesso di ieri per via della pandemia- vi avvicina per strada e vi chiede di comprare un paio di calzini “per aiutare la baracca”, come spesso dicono, non sentitevi infastiditi, ricordatevi di quei ” qualcuno” che vi hanno raccontato una o tante delle delle fiabe di Andersen: se potete, comprate quei calzini e “aiutate la baracca”. Fate di più: andate in qualche libreria e compratevi il libro per grandi, di Andersen, in cui racconta lo stupore, la meraviglia, la vivacità di questa città, quando la venne a visitare nel 1834 e qualche anno dopo : è la stessa per chiasso, creatività e bellezza come quella che vide Andersen negli anni Trenta e Quaranta del 1800. Sicuramente crescerà il vostro amore per Napoli e l’ammirazione per quella umanità diffusissima, non solo in essa, capace di accendersi e far luce in mezzo a tante tenebre oscure, appena stimolata da quel grande scenario di natura e di vita che è Napoli.


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