• September 18, 2019

DIOMEDE V E GIOVANNI CARAFA

Dominio Spagnolo

Due classici baroni seicenteschi soverchiatori, protettori di delinquenti, e arroganti.

Il primo era Duca di Maddaloni e conte di Cerreto, detto ” Mostaccio” il secondo era suo fratello.
Ricchi e arroganti, avevano litigato anche con il cardinale Filomarino a proposito del busto di S.Gennaro e della processione che lo portava in giro per Napoli.
Vescovo e buono, anche Filomarino aveva i suoi bravi modi: i nobili di Capuana avevano fermato la processione di S. Gennaro e gli volevano leggere una protesta, ma il cardinale strappò il foglio di carta che conteneva la protesta. I nobili lo presero a male parole e Giuseppe Carafa gli dette anche un calcio.
Ma erano tempi cattivi per i nobili.
Diomede e il fratello erano stati già chiusi in Castel dell’Ovo per ordine del Vicerè a causa di ribalderie perpetrate per proteggere certi bravacci e, quando scoppiò la rivoluzione di Masaniello, Diomede mandò a dire che sarebbe stato in grado di fermare i tumulti.
Fu allora mandato in piazza Mercato col principe di Monesarchio per calmare il popolo: il popolo voleva la conferma del privilegio che Carlo V di Spagna aveva dato, negli anni precedenti, alla città di Napoli.
Diomede, il giorno dopo, tornò con un documento falso.
Masaniello lo costrinse allora a scendere da cavallo e lo prese a schiaffi, memore anche del trattamento ricevuto un giorno che aveva portato del pesce a casa sua.
Tra parentesi Diomede si faceva servire da artigiani e commercianti e, come il più basso camorrista, non pagava mai nessuno.
” Questo ad un par mio?” così reagì Diomede.
“Questo e peggio” replicò Masaniello che lo imprigionò.
Diomede rischiò l’impiccagione ma alcuni amici riuscirono a farlo fuggire.
Prima di fuggire, Diomede ordinò di far saltare la chiesa del Carmine quando fosse piena di popolino per attentare a Masaniello, ma la congiura andò a vuoto come i 4 colpi di archibugio che furono sparati contro Masaniello.
A questo punto, i popolani andarono alla caccia dei Carafa e riconobbero Giuseppe che si era travestito da frate: lo trascinarono nella piazza del Cerriglio dove, in estremo conato di orgoglio, disse”Come vi permettete? Io sono don Giuseppe Carafa!” Uno dei presenti gli rispose ” ed io sono Aniello il beccaio” e lo scannò.
Fu decapitato.
Il corpo fu abbandonato in Rua Catalana, menre la testa, in cima ad una lancia, con un cartello che ammoniva “Questo e don Peppe Carafa,ribelle della patria e traditore del fedelissimo popolo”,fu portato a piazza Mercato da Masaniello che le strappo’ i peli dei baffi, i famosi “mostacci” di cui andavano gloriosi i due fratelli Carafa.
I popolo andò poi alla caccia dei beni dei Carafa che erano stati nascosti solo in parte nei due palazzi Maddaloni: la maggior parte era nascosta nei monasteri maschili e femminili di Napoli: fu tutto recuperato e tolto ai Carafa.
Pare che i beni ammontassero ad oltre 500.000 scudi.

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