Sono già pronti con un nuovo vaccino?
del Dott. Vincenzo D. Esposito
Ha cominciato la 7 a parlare del rischio epidemia da hantavirus in più Paesi del mondo, compreso il nostro, riproponendo Ilaria Capua dagli USA in diretta, che avverte del rischio Ebola, e poi con un servizio andato in onda domenica 17 maggio in serata.
Sento sia il momento di dare informazioni sulla letteratura internazionale in relazione all’esistenza di un vaccino anti‑hantavirus, giusto per seguire la linea di ragionamento sviluppata nel corso degli ultimi anni.
Teniamo presente che oggi, quando sentiamo parlare di vaccini contro malattie infettive, dobbiamo ricordare che stiamo parlando di farmaci che vengono somministrati per introdurre nelle cellule umane (eucariotiche) materiale genetico virale geneticamente modificato.
La trasformazione genetica consiste essenzialmente nel produrre una mutazione di una base azotata del virus naturale e nel successivo incapsulamento della particella virale in una nanoparticella lipidica, in modo da impedire che il sistema dell’immunità innata possa intervenire in difesa dell’organismo e per fare in modo che il farmaco possa arrivare a iperstimolare il sistema immunitario, disgregandolo.
Nel lavoro pubblicato su Nature Communications nel luglio 2024, a firma di Ivan Kuzmin e altri ricercatori, si dichiara di aver prodotto un vaccino a mRNA, cioè modificato, e di averlo provato con successo nei topi.
Hanno usato il segmento M del genoma del virus e hanno mutato la base detta uridina, trasformandola in N1‑metilpseudouridina.
In questo modo riportano di aver ottenuto risposte anticorpali alte e una riduzione della produzione di interferone umano (sono riusciti a ridurre la risposta immunitaria innata).
I topi trattati con il vaccino sono stati sottoposti a una dose letale di virus delle Ande o hantavirus, insieme a un gruppo di controllo di animali non vaccinati.
Ovviamente tutti gli animali del gruppo di controllo soccombevano, insieme a due soli dei vaccinati, mentre gli altri sopravvivevano e non avevano replicazione del virus a cui erano stati esposti.
Quindi la base sperimentale è pronta per la produzione di vaccini.
