09/03/2026
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CONSEGUENZE NEUROLOGICHE DELL’ INFEZIONE DA CORONAVIRUS

encefalo
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del Dottor Vincenzo D. Esposito

La infezione da coronavirus dà sintomi in più  organi per questo viene definita una sindrome multiorgano per cui ha una azione sistemica.

Del fatto che il virus abbia proprietà neurotropiche e neuroinvasive negli animali di laboratorio e nell’uomo si hanno prove già dal 2021.

Il virus utilizza il recettore ace presente  anche sulla barriera ematoencefalica e invadere i neuroni e le cellule gliali che costituiscono le meningi.

Barriera ematoencefalica e demenza, nuove ipotesi eziopatogenetiche

La sequenza di eventi che caratterizza la neuroinfiammazione è  la seguente:

  1. Aumento della concentrazione e della interazione della angiotensina con il suo  recettore;
  2. Innesco della produzione di mediatori infiammatori ed attivazione di cellule immunitarie;
  3. Produzione di una lesione del sistema nervoso centrale costituito da danno vascolare e distruzione della barriera ematoencefalica con la installazione di una infiammazione acuta;

Più infezioni conclamate o meno da coronavirus più danno cerebrale!

Le patologie che possono svilupparsi sono: 

1 Malattia demielinizzante immunomediata;

2 Ictus di origine ischemica 1,4% soprattutto  in soggetti affetti da ipertensione, diabete mellito, malattia coronarica;

3 Ansia 23% di casi;

4 Depressione 23% di casi;

5 Neurodegenerazione;

6 Disturbi del sonno 26% dei casi;

Meta-analisi condotta su più di 100.000  pazienti

(lancet 2021 huang et al conseguenze a sei mesi del covid 19 nei pazienti dimessi dall’ospedale: uno studio di coorte).

Due sono i fattori che portano ad una  prognosi peggiore:

  1. Capacità del virus di rimanere latente  all’interno delle cellule per lunghi periodi di tempo;
  2. Tempesta di citochine e relativa neuroinfiammazione;

I pazienti con bassi livelli di vit D  mostrano  una maggiore suscettibilità alla infezione.

– Maggiore rischio di necessità di ricovero      ospedaliero ed in unità di terapia intensiva.


 – Aumento di mortalità.

Ci sono prove scientifiche a sostegno della vitamina D come possibile trattamento di protezione del snc e neuroriparativo nella infezione da covid.

Porta di ingresso

La porta di accesso al sistema nervoso è la proteina ace2, una proteina onnipresente nel corpo.

Nei neuroni e nelle meningi la proteina ace è   meno rappresentata ciò non toglie che il                  sistema nervoso centrale è a rischio anche         perché questa proteina svolge un ruolo chiave nel riconoscimento della proteina spike.

Oltre alla proteina-enzima ace ci sono  altre proteine che la coadiuvano:

– Proteina cd 47;

– Neutrofilina 1 che è importante per il percorso del virus lungo l’assone nervoso:   diffusione verso il bulbo olfattivo a partire  dal nervo olfattivo

Questa può essere una porta di ingresso del virus nel snc e si sta tentando di usarla come bersaglio di terapie per ostacolare la           penetrazione del virus.

Vie di diffusione verso il sistema nervoso centrale

  1. Diffusione lungo il nervo olfattivo (anosmia o perdita dell’olfatto) fino al bulbo olfattivo e da qui alla corteccia  temporale fino al tronco encefalico (forse la insufficienza respiratoria nel

Covid dipende dal danno ai centri respiratori bulbari)

e dalle cellule epiteliali della bocca ( disgeusia o perdita del gusto).

2 . Circolazione sanguigna

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Si è così andato sviluppando il concetto di

Neurocovid nei suoi aspetti di neuroinfiammazione e neurodegenerazione.

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Poiché il covid è un virus recente il nostro  sistema immunitario non ha ancora sviluppato  una memoria immunologica e di conseguenza, quando veniamo infettati, si sviluppa una risposta esacerbata definita con il termine di tempesta di citochine.

Inoltre il virus invade le cellule dendritiche, i monociti ed i macrofagi facendo diminuire la produzione di interferone alfa (che ci protegge) e aumentare la produzione di interleuchine infiammatorie come il tnf alfa, la interleuchina 6 ed 1.

La produzione di anticorpi contro il virus a  livello cerebrale può portare allo sviluppo di patologie autoimmuni.

In uno studio condotto su 30000 individui                        guariti dal covid, si sono osservati autoanticorpi contro l’interferone alfa.

Più volte si viene a contatto con il virus più aumenta il rischio di danni autoimmunitari cerebrali anche in funzione della età.

Inoltre le cellule cerebrali possono agire         come serbatoi latenti di virus con l’innesco di apoptosi cellulare (cioè distruzione di cellule nervose come risposta automatica difensiva) e stress ossidativo del tessuto cerebrale.

Le conseguenze cliniche sono:

  1. Peggioramento del morbo di alzheimer;
  2. Sviluppo della malattia di parkinson;
  3. Alterazioni della trasmissione nella  amigdala del gaba (acido gamma aminobutirrico);
  4. alterazioni della giunzione neuromuscolare.

Importanza della vitamina D

Di vitamina d hanno bisogno diabetici, ipertesi e persone affette da disturbi gastroenterologici.

Una carenza di vitamina D è uno dei principali fattori di rischio per le complicanze del covid per cui la vitamina D si pone come opzione terapeutica. Migliora la immunità innata in quanto attiva geni che producono sostanze antimicrobiche

naturali e che riguardano la produzione di                    interferone alfa.

Inoltre riduce la risposta immunitaria cellulare innata provocata dalla tempesta di citochine.

Per quanto riguarda la problematica della neuroinfiammazione e della neurodegenerazione bisogna partire dal sapere che la vit D può essere direttamente metabolizzata dai neuroni e dalle cellule gliali che costituiscono le meningi e promuove la produzione della interleuchina 34 che protegge il sistema nervoso centrale dall’innesco di processi autoimmunitari.

Riportiamo questa diapositiva che sintetizza le complicanze della infezione da covid ed il  peggioramento provocato dalla vaccinazione con virus geneticamente modificati.

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