21/07/2026
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Nove mesi di silenzio. Il Dr. Hussam Abu Safiya sta morendo in cella. E la sua storia comincia a varcare i confini

Dr. Hussam Abu Safiya
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di Bruno Marfé

A ottobre scorso scrivevo su queste pagine del mistero del rilascio negato al Dr. Hussam Abu Safiya, pediatra palestinese e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, arrestato dalle forze israeliane il 27 dicembre 2024 per essersi rifiutato di abbandonare il suo ospedale e i suoi piccoli pazienti nel nord di Gaza. Raccontavo allora un “mistero”: l’ipotesi, riportata per prima dalla CNN, che il suo nome fosse stato escluso da una lista di rilascio proprio per impedire che la sua testimonianza, lucida e autorevole, diventasse un simbolo di denuncia globale.
Sono passati nove mesi. Nove mesi di detenzione senza accuse formali, di appelli caduti nel vuoto, di diplomazia immobile. Oggi la situazione non è solo immutata: è tragicamente peggiorata. Le denunce raccolte dai suoi legali e da organizzazioni come Amnesty International parlano di un uomo devastato nel fisico — fratture, aritmie, una perdita di peso drammatica — e la cui vita, secondo il suo avvocato, sarebbe ora in pericolo imminente.

Il silenzio si rompe: la voce di Michele Serra

A rompere il muro di assuefazione che si è formato attorno a questa vicenda è arrivata nei giorni scorsi la penna di Michele Serra, che da L’Amaca ha dedicato al caso un intervento duro e diretto. Serra ripercorre l’arresto del medico — da lui indicato come Hassam Abu Safieh, una delle varianti di traslitterazione dall’arabo — e la sua detenzione senza accuse, sottolineando come le torture denunciate dal suo avvocato lo pongano oggi in pericolo di vita. Il punto più tagliente dell’intervento è la domanda che Serra rivolge ai governi europei, chiedendo perché nessuno abbia ancora convocato o ritirato un ambasciatore per protesta: un atto, scrive, che sarebbe “una porcheria orribile, inaccettabile” da lasciar correre nel silenzio generale.
È un affondo che tocca il nodo vero della questione: non si tratta solo di una tragedia umanitaria fra le tante, ma della tenuta stessa dei principi di diritto internazionale quando un medico può essere torturato per aver curato dei bambini.

La voce che attraversa l’oceano

Mentre lavoravo a questo articolo, la storia ha iniziato a muoversi oltre i confini italiani. Alcuni amici brasiliani mi hanno scritto nelle ultime ore, chiedendomi di diffondere anche in portoghese la denuncia di Serra, perché possa raggiungere anche i lettori del Brasile. È un segnale piccolo ma non banale: quando una storia di sopruso trova ascolto a migliaia di chilometri di distanza, significa che la rete di attenzione — e di pressione sui governi — può e deve farsi internazionale. Per questo, accanto a questo articolo, sto preparando una sintesi in portoghese pensata per i lettori brasiliani sensibili ai temi dei diritti umani e della sanità nelle zone di conflitto.

Un simbolo che non possiamo permetterci di perdere

Il Dr. Hussam Abu Safiya non è più soltanto il protagonista di un caso giudiziario oscuro: è diventato, suo malgrado, il simbolo di che cosa significhi oggi fare il medico in un conflitto senza regole. Il suo destino interroga l’Europa intera, e come ricordava già Tacito, dove si fa il deserto lo si può sempre chiamare pace — ma il silenzio, a un certo punto, diventa complicità.
Non lasciamolo morire nel silenzio.

Leggi anche: Il mistero del rilascio negato: il caso del Dr. Hussam Abu Safiya [https://ilconfronto.eu/attualita/il-mistero-del-rilascio-negato-il-caso-del-dr-hussam-abu-safiya/]

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