14/04/2026
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Perché Sì e perché No: il dibattito sul referendum della giustizia a Napoli

incontro su referendum
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Il 7 Marzo 2026, a Napoli, è avvenuto un dibattito sul referendum della giustizia tra diversi esponenti politici e figure riconosciute nel territorio campano

di Silvio Di Mare

Il Referendum della giustizia negli ultimi mesi è stato un argomento molto dibattuto. I 22 e 23 Marzo 2026 si andrà alle urne per votare Sì o No.

Per comprendere meglio le motivazioni di entrambe le parti, sabato 7 Marzo 2026 a Napoli, era stato organizzato un dibattito tra esponenti favorevoli al Sì e al No. Il fine del dibattito era quello di spiegare le motivazioni di entrambe le parti e di evidenziare i punti critici della parte avversaria.

In questo dibattito sono intervenuti Giuristi, Avvocati, Dottorandi e vari esponenti della politica partenopea che abbiamo intervistato.

Perché votare Si?

Pasquale Mastropasqua: Avvocato Penalista 

Alla domanda “Dal punto di vista di chi lavora nei tribunali, quali problemi questo referendum cerca di risolvere?”, Mastropasqua ha spiegato che il sistema di giustizia penale soffre da anni di criticità che coinvolgono avvocati, magistrati e cittadini imputati.

Secondo l’avvocato, l’attuale assetto non garantisce pienamente il principio del giusto processo previsto dall’articolo 111 della Costituzione. Ha dichiarato:

“Il PM oggi riesce a condizionare la valutazione del giudice, per ragioni legate alla politica interna della magistratura e alla mancata indipendenza delle carriere.”

“I sostenitori del NO sostengono che questa riforma possa indebolire l’indipendenza della magistratura e portare ad una centralizzazione del potere. Lei perché non è d’accordo?”

 Mastropasqua ha affermato che il pubblico ministero opera inevitabilmente all’interno delle scelte di politica criminale definite dal legislatore, ma questo non compromette l’indipendenza della magistratura, perché in una democrazia i governi cambiano e non possono esercitare un’influenza duratura sulla giustizia.

Giuseppe Tuccillo: dottorando in diritto penale 

“Alcuni sostengono che la separazione delle carriere possa portare a un assoggettamento della magistratura al potere esecutivo. Lei cosa pensa?”

Giuseppe Tuccillo ha sostenuto che la separazione delle carriere non rappresenta un tentativo di assoggettare la magistratura alla politica, e che non è un’invenzione recente ricordando che questa proposta è stata sostenuta anche in passato da forze come il Partito Popolare Italiano e da figure come Franco Marini, che proponeva la divisione del CSM in 2 sezioni, sostenendo che la separazione delle carriere non è solo una proposta della destra attuale, ma è stata sostenuta anche da altre tradizioni politiche.  

Marco Spina: segretario della federazione giovanile Repubblicana 

Marco Spina segretario della federazione giovanile Repubblicana è intervenuto dichiarando “non si può non considerare l’opinione pubblica, nel 2019 ci siamo svegliati con il caso Palamara”, ovvero lo scandalo esploso nel 2019 che coinvolse l’ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura Luca Palamara e che portò alla luce presunte interferenze delle correnti della magistratura nelle nomine dei vertici giudiziari. 

Spina sostiene di come il caso abbia mostrato il peso delle correnti della magistratura nelle dinamiche del CSM e abbia profondamente colpito l’opinione pubblica, rendendo inevitabile una riflessione legislativa sul sistema. 

Aggiungendo che il sorteggio servirà proprio a ridurre il peso delle correnti perché permetterebbe di non essere eletti, ma estratti a sorte tra i magistrati che hanno determinati requisiti. 

Ha inoltre dichiarato nel dibattito: “Con questa riforma vogliamo che il magistrato e il Pubblico Ministero non si diano del tu ma del lei.”

Rispondendo all’accusa di assoggettamento della magistratura all’esecutivo, Spina ha affermato che la riforma è sostenuta anche da forze politiche riformiste come Più Europa, i socialisti, i radicali e da parte del Partito Democratico, oltre che da alcuni magistrati. Il messaggio di Spina è quello di far capire che questa riforma non è promossa soltanto dalle forze del centro-destra o dal governo, ma anche da partiti, movimenti e figure politiche presenti all’opposizione.

Perché votare No?

Giovanni Ferrara: Giurista

Alla domanda La separazione delle carriere garantirebbe davvero più imparzialità? il giurista Ferrara ha dichiarato di essere contrario alla riforma, spiegando che il problema principale riguarda la divisione del CSM, che porterebbe a indebolire la capacità della magistratura di bilanciarsi con l’esecutivo.

Ha sostenuto che nella storia istituzionale italiana si è già verificato un appiattimento del potere legislativo su quello esecutivo e che frammentare il CSM potrebbe ridurre ulteriormente i contrappesi istituzionali.

Ha inoltre dichiarato che una forma di separazione esiste già: il Pubblico Ministero può passare alla funzione giudicante soltanto una volta nell’arco della propria carriera.

Nel corso dell’intervista Ferrara non nega l’esistenza di problemi nella magistratura, ma ritiene che possano essere risolti con leggi ordinarie o con una riorganizzazione interna del CSM.

Alla domanda La riforma può migliorare i tempi della giustizia? il giurista è stato molto netto:

“Pensare che questo referendum possa rendere la giustizia più veloce è una sciocchezza; lo hanno affermato persino alcuni esponenti del Sì.”

Ha aggiunto: “Al contrario, significherebbe creare più procedure e quindi maggiore lentezza.”

Ha sottolineato che la lentezza è uno dei problemi principali della giustizia italiana, ma che questo referendum non inciderebbe su tale aspetto. Ha concluso affermando: “Chi vota Sì pensando di accelerare i tempi della giustizia non ha capito il contenuto del referendum.

Francesco Polio: Consigliere della II Municipalità di Napoli

Durante il dibattito, è intervenuto per i 5 stelle Polio, consigliere della seconda municipalità di Napoli, dichiarando “Credo che sia doveroso intervenire su questa riforma, soprattutto quando vuole essere imposta dall’alto senza passare per il parlamento. È una riforma figlia del centrodestra.”

Nel corso del suo intervento ha citato anche il caso statunitense dichiarando“In America il 90% dei giudici nominati da Trump promuovono i suoi atti. Se la magistratura non fosse autonoma ognuno farebbe quello che vuole.”

Alla domanda sul fatto che diversi paesi occidentali come Usa, Spagna e Francia, prevedono la separazione delle carriere e del motivo per cui in Italia invece non si potrebbe attuare, Polio ha risposto che non è necessario modificare gli articoli della costituzione e che il passaggio tra le due funzioni, è già molto limitato nella pratica “Meno dell’1% dei pubblici ministeri ha chiesto di diventare giudice e meno dello 0,4% dei giudici ha chiesto di diventare pubblico ministero.”

Ma Polio non è stato l’unico dei grillini a dire la sua, diversi membri dei 5 stelle di Napoli hanno espresso ulteriori perplessità sulla riforma sollecitando dubbi sulle modalità di sorteggio dei membri e criticando l’atteggiamento di alcune forze politiche del centrodestra rispetto alla partecipazione ai referendum dichiarando “Perché alcuni esponenti del centrodestra oggi ci invitano ad andare a votare, mentre al referendum di giugno non lo hanno fatto? Il diritto di voto vale solo fino a un certo punto?”.

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