Castel Volturno: l’arte e la cultura come codice storico di rigenerazione
Centro Fernandes a Castel Volturno
A Castel Volturno prende forma una rete culturale che rigenera luoghi e comunità: dal Centro Fernandes alle nuove iniziative artistiche, la bellezza diventa motore di riscatto sociale
di Bruno Marfé
Non è più soltanto un territorio da raccontare nelle pagine della cronaca. Sul litorale domizio sta prendendo forma una rete di esperienze che trasformano spazi, relazioni e immaginari. Dopo l’esperienza di Officina Volturno, raccontata dal blog Basso Volturno –https://bassovolturno.it/dal-degrado-e-criminalita-allarte/– un altro tassello conferma il cambio di passo: dal Centro Fernandes agli eventi culturali che dialogano con Napoli, fino alla mostra fotografica di Riccardo Riccio, la cultura si afferma sempre più come il vero codice di rigenerazione del territorio.
La riqualificazione di luoghi segnati dal degrado e la loro trasformazione in presidi d’arte e socialità non è un episodio isolato, ma il segnale di un cambio di paradigma sostenuto da una rete di associazioni e operatori che hanno scelto di contrastare l’abbandono con la bellezza.
Il Centro Fernandes: una vocazione culturale radicata nel tempo
In questo scenario, il ruolo del Centro Fernandes appare oggi più centrale che mai. Da trent’anni, e proprio in questi giorni se ne festeggia l’anniversario, il Centro è un punto di riferimento imprescindibile per l’accoglienza, l’integrazione e il servizio verso gli ultimi. Tuttavia, sarebbe riduttivo pensare che la sua apertura alla cultura sia un fatto recente.
Fin dalle sue istanze fondative, il Fernandes è stato pensato come un luogo di incontro e promozione umana attraverso lo scambio culturale. Già dal primo anno di attività, il Centro ha promosso tornei di calcetto, incontri e momenti di aggregazione che integravano il servizio assistenziale con la crescita sociale del territorio. Non si tratta dunque di un’evoluzione tardiva, ma della naturale prosecuzione di un impegno che ha sempre visto nella cultura lo strumento principale per costruire percorsi di vera integrazione.
Da Castel Volturno a Napoli: il ponte nel nome di Troisi
La prova di questa maturità progettuale è l’iniziativa di giovedì 19 febbraio a Napoli, presso la sede di 50&Più [https://ilconfronto.eu/cultura/buon-compleanno-massimo-napoli-celebra-il-mito-con-rosaria-troisi-il-19-febbraio/], dedicata al 73° anniversario della nascita di Massimo Troisi. L’evento vedrà la partecipazione della sorella Rosaria e la presentazione del libro “Caro Massimo, ti scrivo perché…”.
L’iniziativa nasce dal percorso avviato proprio al Centro Fernandes, dove lo scorso anno l’artista fu ricordato con la donazione del suo simbolico divano “migrante”. È la dimostrazione che da Castel Volturno nascono proposte capaci di dialogare con i grandi centri metropolitani, ribaltando la narrazione che vede questo territorio solo come una periferia passiva.
Memoria e Identità
Questo lavoro costante intreccia memoria e impegno civile: dal sostegno al Festival del Cinema di Castel Volturno al ricordo di Miriam Makeba, la “Mama Africa” che proprio su queste terre ha lasciato la sua ultima testimonianza di dignità.
A rafforzare questo percorso sarà anche la prossima mostra fotografica di Riccardo Riccio. Colpito dalla Sindrome di Stargardt, Riccio ha trasformato il limite visivo in un linguaggio artistico fatto di luce e contrasti. Portare la sua opera al Fernandes significa lanciare un messaggio potente: anche dove la realtà appare difficile o “sfocata”, è possibile far emergere una bellezza autentica.
Una staffetta di rigenerazione
Il riscatto del litorale passa da questa staffetta tra associazioni e centri culturali. Se Officina Volturno apre la strada e il Centro Fernandes consolida una missione iniziata decenni fa, il messaggio è chiaro: la vera rigenerazione non è un’emergenza del momento, ma una scelta quotidiana e collettiva che mette al centro l’identità e la dignità delle persone.
