Il Meridione come il Sud del mondo
di Antonio Bianco
Papa Francesco volge lo sguardo verso il Sud del Mondo e nominerà nuovi cardinali provenienti dal Sudafrica, dal Sud Sudan, dalla Tanzania, dal Congo. Non è un atto formale, è un cambiamento di rotta e di prospettiva rispetto ai suoi predecessori, mette al centro dell’agire della chiesa i popoli ed i territori più fragili, sfruttati dall’egoistica politica colonialistica del Nord del mondo.
Le disuguaglianze, le disparità di trattamento, la mancanza di nuove tecnologie, l’impossibilità di avere identiche probabilità di successo nell’istruzione e nel lavoro è un spaccato che divide, senza volontà di porre rimedio, il mondo contemporaneo. In questo contesto si inserisce la “Questione Meridionale”, sempre evocata, ma mai considerata una priorità nazionale, trattata con leggi speciali e non con interventi strutturali che si ponessero un obbiettivo politico di lungo termine.
Non si è voluto ridurre il gap socio-economico e culturale tra le due aree ed è stato alimentato ad uso e consumo dei territori più ricchi del paese. Gli obbiettivi del governo vanno in questa direzione, il 70% dei 209 miliardi del PNRR, destinati dall’UE al meridione, sono stati ridotti al 40%. Tale percentuale diminuirà ulteriormente in quanto la pianta organica dei comuni meridionali è ridotta all’osso e non riusciranno a presentare i progetti oppure a mettere a terra le opere cantierabili. Subitanea è la comparsa degli sciacalli, tant’è che il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, rivendica l’acquisizione delle somme non messe a frutto dal Sud. Ancora una volta si vuole favorire la parte ricca del paese e si relega il Meridione nell’emisfero del Sud del mondo, si applica il federalismo fiscale competitivo e non quello cooperativo. Il principio di uguaglianza e di solidarietà, disciplinati dall’articolo 3 della Costituzione, sono buttati alle ortiche insieme alla possibilità di ridurre le disuguaglianze territoriali. Venti milioni di meridionali vivono senza servizi mentre una percentuale cospicua trae il proprio reddito dal lavoro nero o da sussidi di stato. Non siamo una colonia né l’Italia uno stato unitario.
