Escursioni e leggende alla scoperta  della Grande Madre d’Abruzzo: la Majella

a cura di Maria Lista

Per le genti d’Abruzzo la Majella è la “Grande Madre”, simbolo dell’Abruzzo, della fertilità e della terra stessa.

La montagna, morfologicamente introversa e riflessiva, insegna il gusto della profondità dei legami come quelli tra l’umano, la mitologia e la natura. Sono numerose le leggende riferite a questa terra, come quella che lega questi luoghi alla figura della mitologia greca. Maia, la più bella delle ninfe Pleiadi, cercò ai piedi di questa montagna l’erba miracolosa per salvare  suo figlio Ermete.

Tornando dunque ai giorni nostri, l’escursione di un gruppo di amici in queste terre, è stata l’occasione per rileggere e collegare questo mito. Percorrendo il sentiero dal Blockhaus al monte Amaro, cima più alta del gruppo della Majella, si è messo sulle tracce di erbe miracolose. L’escursione è partita dal Rifugio Pomilio, in  direzione Blockhaus sulla strada interdetta al traffico veicolare. Superato il monte Blockhaus,  proseguendo sulla destra, e, traversando la splendida mugheta, si possono ammirare  monte Cavallo, la valle dell’Orfento e la valle Selvaromana. Alla Tavola dei Briganti storia e natura creano un’emozione unica. Le persone, giunte sul posto, si sono calate nella lettura delle placche di calcare, dove pastori e briganti della Majella lasciarono testimonianze del loro tempo:

leggete la mia memoria per i cari lettori nel 1820 nacque Vittorio Emanuele II Re d’Italia, primo il 60 era il regno dei fiori, ora è il regno della miseria”.

Dopo aver scattato alcune foto ricordo, si è ripartiti  per la sella di Acquaviva con sosta alla omonima fonte, dove la ricca vegetazione ha  riportato il gruppo alla ricerca, osservando piante ed erbe come la soldanella del calcare, l’agrifoglio, il fiordaliso, la genziana, la scarpetta di Venere, il giaggiolo e tante altre. Questo ha riportato il pensiero degli escursionisti alla ninfa Maia che, alla fine, come narra la leggenda, a causa delle neve, non trovò le erbe per salvare il figlio che di lì a poco morì. Maia, sconvolta dal dolore, seppellì l’amato figlio sul Gran Sasso, dove ancora oggi, posizionandosi a levante è possibile vedere la figura del  “Gigante che dorme” che rimanda al nostro Ermete. 

La maestosità della salita è stata per gli escursionisti  come una profonda boccata d’aria e, l’anfiteatro delle Murelle, zona alpinistica della Majella, ha riempito  gli occhi  di incredibile bellezza. I camosci s’inerpicavano dando il benvenuto ai viandanti e il mar Adriatico creava con il sole giochi di colore. Dalla cima del monte  Focalone il paesaggio è diventato poi lunare, fiori di ogni tipo e colore sbucavano da un terreno piastrellato di sassi. La vista bellissima e il vento leggero hanno spinto   il gruppo fino  alla cima del Focalone, strepitoso pianoro selenico. Di lì, girando lo sguardo, è possibile ammirare  tutte le vette più alte della Majella, un panorama mozzafiato: il monte Amaro, Pescofalcone, monte Rotondo, la cima dei Tre Portoni, cima Pomilio, monte Sant’Angelo, monte Acquaviva.

Attraversato il primo Portone, la massima depressione e spartiacque tra la valle delle Mandrelle a sinistra e la valle dell’Orfento a destra, si sale sulla cima del Pomilio per poi attraversare il secondo e il terzo Portone. Lasciato monte Rotondo, dove crescono le stelle alpine, si arriva  all’enorme pianoro del monte Pescofalcone e poi, in leggera ascesa fino alla vetta del monte Amaro 2793 metri s.l.m..

Lassù il vento obbliga ad indossare le giacche ma l’emozione per l’impresa e, la bellezza del paesaggio, riscalda l’anima, riempiendo di gioia la comitiva di amici.

E invece tornando a lei, Maia? Vagò in lungo e largo per i boschi, straziata dal dolore fino all’ultimo respiro. I pastori adornarono il suo corpo privo di vita ormai con vesti riccamente decorate e ghirlande di fiori, per poi darne la sepoltura.

La montagna allora prese la forma della “Grande Madre” addolorata, che volgeva il suo sguardo al mare e di tanto in tanto nelle giornate ventose, la si sente lamentare. 

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