Violenza sulle donne: basta con il “se l’è cercata” e con un mondo al contrario

a cura di Iki Notarbartolo

Il mondo sottosopra.

E’ proprio il caso di dirlo. La società attuale, seppur nel 2020, non riesce ad avanzare in fatto di disparità di genere. La mentalità maschilista è talmente ben assorbita da uomini, ma  non solo, che ancora stupisce se una donna diventa rettore di università,  se ha una vita sessuale, o se partecipa a feste. Questo, in particolare, in riferimento agli ultimi fatti di cronaca che hanno visto una insegnante vittima di revenge porn. L’ex fidanzato ha diffuso dei video un po’ espliciti della loro intimità e come risultato lei è stata licenziata.  Una volta che le immagini, da una chat di calcetto, sono arrivate tra le mani della dirigente, questa ha pensato bene di licenziare la maestra. Perché? E’ un totale controsenso: non viene punito chi ha diffuso il video senza autorizzazione, ma la donna che era nel video.

“Una maestra non si comporta cosi” qualcuno ha dichiarato. Quindi le maestre non dovrebbero aver rapporti sessuali e fare quello che gli pare con i propri compagni… Perché? cosa c’entra il mestiere che uno fa? Tutto ciò è incredibilmente assurdo e avvilente, riflesso, purtroppo, della concezione collettiva, più diffusa, dell’essere femminile.

Non si comprende assolutamente per quale motivo, per una grande fetta di persone, le donne non dovrebbero fare sesso (altrimenti sono poco di buono), e soprattutto non dovrebbero provare piacere a farlo (mentre per gli uomini non ci sono  problemi di sorta).

La stessa mentalità la si riflette sul caso della  ragazza di 18 anni vittima di violenza carnale da parte dell’imprenditore Genovese, dopo aver preso parte ad una festa organizzata da quest’ultimo, a Milano. La ragazza non solo ha subito una violenza fisica inaudita, tale da temere per la propria vita, ma è stata poi anche definita, da alcuni, “spegiudicata” o “escort”, insomma sempre come “una che se l’è cercata”,  solo per aver preso parte ad una festa. 

Ecco un’altra notizia per la suddetta fetta di persone: anche alla donne piace divertirsi e andare alle feste, ma non per questo vogliono farsi violentare. 

Questo ragionamento di specie, purtroppo, è un vero e proprio cancro nel modo di pensare più comune, così bene assorbito che si ha il coraggio di pronunciare certe accuse infamanti in una circostanza che non dovrebbe assolutamente esistere. Allo stesso modo di quando si chiede alle  vittime di abusi sessuali che abiti indossassero al momento della violenza, come se ci potesse essere istigazione all’aggressione. E’ ingiusto e vergognoso. 

Nessuno, anche se andasse in giro nudo, deve subire violenza.  E’ proprio la cultura che deve cambiare, perché siamo troppo indietro.  Anzi, a questo punto, per quanto riguarda la legge, proporrei tra le aggravanti per chi compie  violenza, proprio la circostanza in cui la donna al momento dello stupro, indossi  abiti succinti. Questo deve rappresentare un inasprimento di pena per chi commette l’abuso, non per chi lo subisce. Proprio perché siamo in un mondo sottosopra, dove troppo spesso ci si focalizza su cose sbagliate,  sulla vittima e non sul colpevole,  credo sia opportuno partire dalla base: il rispetto dell’essere umano.

Il 25 novembre 2020, ricorrere la Giornata Internazionale contro la violenza delle donne, istituita nel 1999 ma i dati non sono dei migliori, basti pensare che durante il primo  lockdown a causa della pandemia (da marzo a giugno 2020)  sono aumentati i maltrattamenti in famiglia e le chiamate al numero antiviolenza 1522 sono raddoppiate.

Come ogni cosa, credo, che una fattiva rivoluzione debba partire sempre dalle fondamenta, quindi dalla cultura e dall’istruzione. Nelle scuole, oltre che educazione civica si potrebbe instituire la materia di “educazione all’amore” utile in un senso e nell’altro, ma le famiglie devono aiutare moltissimo, loro possono fare ancor di più nell’educazione dei propri figli perché si abbia una visione reale e corretta del rispetto della donna e di ogni essere umano.

Basta femminicidi e basta giustificare gli assassini per raptus, gelosia, depressione ecc.. In tal senso ci vorrebbe una rivoluzione anche nell’uso delle parole, spesso fuorvianti e obiettivamente ingiuste.

E’ inaccettabile dire “Se l’è cercata”. Una donna vittima di violenza cerca solo di vivere. Ed invece “se l’è trovata”, una società machista, violenta e meschina.

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