Una dea buona e una fama cattiva: Mefite

Mefite era la dea della fertilità: lo è stata in epoca preistorica fino al racconto che ne volle fare il buon Virgilio che traduceva quello che aveva sentito dire del luogo, in qualche modo paragonandolo all’Averno dei Campi Flegrei. Invece Mefite era una dea positiva e il fango del suo laghetto riusciva a risanare le greggi, degli abitanti preistorici prima e degli Irpini poi, dalla scabbia che si attaccava ai garretti delle pecore e delle mucche. Certo il luogo esalava ed esala i cattivi odori delle zone in cui è presente lo zolfo. La palude circostante era anche pericolosa perché ogni tanto emergono anche vapori di acido solforico. Purtroppo l’antico laghetto si è ridotto ad una pozza circoscritta di acqua di un nero bluastro e non dà nessun segno della sua sacralità e della sua storia. Il tempio che gli Irpini avevano eretto in onore della loro dea fu trasformato in una chiesetta dal solito zelante vescovo cristiano che lo dedicò al una santa positiva, almeno per il nome: santa Felicia che si collega al buon nome che in zona la dea aveva prima dell’intervento da “saputello che non sa niente” del grande Virgilio.

Mefite di Rocca San Felice (AV)

Dalla chiesetta dedicata a santa Felicia è poi venuto il nome del paese nel cui territorio si trovano le sorgenti delle Mefite Rocca san Felice. Quanti doni alla dea sono emersi dai fanghi, quante donne le hanno voluto rendere omaggio!Quante storie si stanno ricomponendo in quei luoghi.E’ un posto unico anche dal punto di vista geologico, perché solo in quella piccolissima parte del mondo si trovano fanghi ribollenti di zolfo che non hanno origine vulcanica.E’ un luogo poi speciale perché il circondario è ricchissimo di vino di primissima qualità: il Taurasi rosso vermiglio e il Fiano biondo come un dio greco.

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