09/03/2026
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travestimenti donne
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di Silvana D’Andrea

La storia delle donne ha avuto, per secoli, un destino di dipendenza e subordinazione all’uomo: moglie e madre, garante dell’ordine domestico, dell’educazione dei figli con un unico spazio d’azione la sfera privata e unica destinazione sociale la responsabilità nei confronti della specie.

Solo alla fine dell’Ottocento,si ebbe un robusto mutamento fondamentale con il vasto ingresso delle donne nelle Accademie delle Belle Arti e nelle Università: furono esse, con la loro professionalità, con il loro coraggio, e con il loro lavoro che ruppero i legami economici e simbolici che le legavano al padre e al marito.

Piccoli passi verso l’emancipazione femminile, a cui una forte spinta diedero specialmente le donne del mondo della creatività e dell’arte-

Nel campo dell’arte visiva, l’artista era stata sempre ghettizzata in spazi circoscritti, costretta a rappresentare e dipingere solo scene d’ interni, nature morte,ritratti, soggetti floreali e miniature. Le categorie espressive più autorevoli erano riservate, invece, ai colleghi maschi, come la pittura sacra o di storia, la paesaggistica,la vedutista e la scuola di nudo,(potevano solo copiare da statue di gesso), limitando così, l’abilità di ritrarre il corpo intero, fondamentale nell’esecuzione di grandi quadri .

Considerate soggetti minoritari, dotate di scarso talento e creatività,l’arte femminile era “Arte minore” e le opere non meritevoli di apprezzamento e di valorizzazione: la donna di genio non esiste e, quando accade, è un uomo” .

Il mercato dell’arte dell’800 si era aperto a tutti i ceti sociali, con una crescente richiesta da parte della borghesia urbana di opere artistiche provenienti specialmente dalle Accademie.

I primi riconoscimenti economici arrivarono a valorizzare solo le opere maschili , mentre le opere femminili, prodotte in numero maggiore, furono in gran misura, invendute, ignorate e deprezzate. Per vendicare lo spazio rosa della propria cultura, per poter adeguatamente vivere delle proprie opere, molte autrici di opere della pittura, della letteratura, della poesia, adottarono uno stratagemma intelligente, un tentativo di difesa, una sfida verso quei poteri forti che imponevano sempre più atteggiamenti di subordinazione, con “l’Omen Nomen” cioè l’uso di pseudonimi maschili .

Le prime furono tre autrici di opere letterarie le tre sorelle Bronte che firmarono con pseudonimi maschili (Currer Bell, Ellis Bell e Acton Bell) le loro opere letterarie : Jane Eyre, Cime tempestose e Mary Shelley ,firmò “ Piccole donne” con il nome del marito(Percey Shelley). Romanzi che ebbero un grande

successo di critica .

Anche nelle arti figurative,le pittrici come Edita Broglio, Aurore Doupin e tantissime altre, usarono uno pseudonimo maschile,per aggirare la censura sociale e morale che le conduceva al silenzio.

Mascherarsi era l’unico modo per dare voce ad un alter ego creativo e fantasioso che poteva esprimere liberamente passioni e sogni troppo spesso vietati a una donna.

La storiografia ha lasciato nell’oblio moltissimi nomi di autrici e volti di artiste che attendono ancora di essere letti.

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