Scristianizzazione di Napoli senza la via del presepe?

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E’ una tradizione che viene da lontano, quella del presepe a Napoli.

Risale al 1025 il primo documento che parla di un presepe a Napoli nella chiesa di S. Maria ad Praesepem, antecedentemente alla creazione di Arnolfo di Cambio del bellissimo presepe umbro e della mangiatoia a Greccio in ricordo della Natività, voluta da san Francesco. Fu merito civile e religioso di Carlo di Borbone, però, la diffusine del presepe nelle case napoletane dal 1734 in poi, quando la dinastia borbonica si insediò a Napoli. Non solo cacce e palazzi, ma anche porcellane, ceramiche e devozione. Era lui stesso che, per devozione, allestiva il presepe a palazzo reale.

La nobiltà, per piaggeria e per devozione, cominciò anch’essa a creare presepi nelle magioni ricche e nelle ville del Miglio d’oro. Loro avevano l’esigenza di farne simboli del loro benessere, e cominciarono a vestire i pastori con rifiniture d’oro aggiungendo personaggi a personaggi nei cortei di accompagnamento dei Re Magi. Il famoso domenicano, padre Rocco fece costruire un presepe lungo la salita di Capodimonte, in modo che quando il re la percorreva per recarsi alla reggia, si sentisse obbligato a fermare la carrozza e a rendere omaggio alla grotta santa.

Il popolo, anche lui, prese a costruirsi presepi con pastori non in porcellana ma in terracotta, aggiungendo alle essenziali rappresentazioni della Natività, tanti nuovi popolani, creando scene di vita quotidiana accanto a quelle specificamente religiose: scene di mercato e di villaggio. Il presepe divenne qualcosa d’altro a Napoli, ma la vena devozionale fu sempre presente, trasmettendosi di generazione in generazione, fino ai giorni nostri, attraverso la consuetudine di associare i propri figli alla costruzione del presepe familiare.Molti furono gli artisti che si dedicarono a questa vera e propria arte specifica: basti citare il Cuciniello, autore dello spettacolare presepe nel museo di San Martino, e il SAMMARTINO: sì, lo scultore del “Cristo Velato” che fu l’artefice di tante figurine di terracotta per i presepi popolari.

Ora è intervenuto il COVID con le sue terribili minacce di pandemia.La via dei presepi è rimasta vuota; nelle case napoletane non si è rifatto il presepe, in più di un caso. La devozione è diminuita?

Il gusto artistico delle sacre e meno sacre rappresentazioni si è smorzato? Noi speriamo di no e ci raccomandiamo ai Neoborbonici di ricordare, tra i tanti meriti di re Carlo III, anche quello di aver consentito, anzi voluto, la diffusione di una tradizione che vuole continuare ad essere una specificità di Napoli.


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