QUELLA BELLA CHIESA, TUTTA INFOSSATA, A VIA MEDINA…

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di Elio Notarbartolo

Napoli – E’ bella, interessante, architettonicamente e dal punto di vista della pittura gotica, ma c’è ben di più da vedere e sapere. Il pittore, di cui conosciamo il nome, Roberto di Odorisio, fu allievo di Giotto, la decorò e, attraverso lui, possiamo risalire alla importanza di Giotto che fu chiamato a Napoli, da re Roberto d’Angiò, a decorare chiese e palazzi napoletani. La Chiesa di Santa Maria Incoronata infatti fu costruita solo tra il 1352 e il 1354 dalla regina Giovanna d’Angiò per festeggiare la sua incoronazione insieme al nuovo marito Luigi di Taranto quali regina e re di Napoli. La chiesa fu affidata alla cura dei monaci di san Martino che la vigilavano dall’alto della collina del Vomero. Con essa, fu completato l’arredo urbanistico del grande spiazzo davanti al Maschio Angioino che costituiva la zona più elegante della città. Fu nella chiesa dell’Incoronata (o di spina corona) che si celebrarono le nozze anche del re Ladislao di Durazzo con la figlia del re di Cipro Maria. Perciò anche Ladislao volle far decorare la chiesa, facendo realizzare il ciclo di affreschi con” storie di san Ladislao” e “storie della Vergine” dalla bottega del pittore Carlo da Camerino”. Ma perché è così infossata, tanto che per potervi entrare bisogna discendere una non breve scalinata?

Chieda di Santa Maria Incoronata

Nel 1442, il Largo delle Coregge fu devastato durante lo scontro dei fedeli agli Angioini con le truppe di Alfonso d’Aragona che veniva a prendersi il regno di Napoli. Furono abbattuti molti palazzi che appartenevano alla nobiltà angioina, e la quota della strada fu sistemata più in alto. Fu ricostruito anche il castello con la creazione di un fossato più profondo, e lo spiazzo antistante fu di nuovo adibito alle giostre e ai tornei dei cavalieri. Nel 1477, Ferrante I d’Aragona sposa in seconde nozze, la cugina Giovanna d’Aragona, proprio la sorella di Ferdinando il Cattolico, quello della scoperta dell’America (altro che cattolico) che, poi, subdolamente, tolse di mezza gli Aragonesi a Napoli e, nel 1503, si impossessa del regno riducendolo a Vicereame della Spagna. E tra il calpestio della chiesa e quello del Largo si accrebbe il dislivello. Quando fu nominato vicerè Pietro di Toledo, egli, tra le altre cose, si diede a rafforzare i bastioni del Maschio Angioino allargando anche la larghezza del fossato. Il terreno di risulta di questo scavo e delle demolizioni di alcuni fabbricati in zona fu sparso per tutto il largo: così si accrebbe ancora la quota del suo calpestio e la chiesa dell’Incoronata si trovò ancora di più infossata. E diminuita di importanza e di cristianità.


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