Rino Manna, il Signore del Palapartenope: musica, dolore e amicizia a Napoli
Rino Manna
Il fondatore del tempio della musica partenopea tra visione imprenditoriale, tragedie familiari e legami che resistono al tempo.
di Bruno Marfé
Un sogno che ha cambiato Napoli
Quando si parla di musica a Napoli, il nome di Rino Manna è inevitabile. Visionario e determinato, ha dato alla città quello che mancava: un grande spazio capace di accogliere migliaia di persone, un vero tempio della musica. Così nacque il Palapartenope, erede del Teatro Tenda, che negli anni è diventato punto di riferimento per i grandi eventi.
Sul suo palco hanno brillato leggende come Elton John, David Bowie, Tina Turner, Joe Cocker, accanto ai grandi della musica italiana: Pino Daniele, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia, Renato Zero. Una galleria di stelle che racconta non solo la storia di una sala concerti, ma anche il coraggio di un imprenditore che ha scelto di scommettere sulla cultura, rendendo Napoli protagonista di eventi indimenticabili.
Dal lavoro all’amicizia
La mia conoscenza con Rino inizia in un contesto istituzionale, quando, da dirigente dell’ufficio eventi pubblici del Comune di Napoli, mi trovai spesso a collaborare con la sua società. Da subito ne apprezzai la professionalità e la passione, qualità che lo rendevano un interlocutore raro e prezioso.
Col tempo, quel rapporto di lavoro si trasformò in amicizia. Durante il mio incarico alla Casina Pompeiana, mi capitava spesso di chiamarlo nei momenti di difficoltà. Bastava una telefonata e lui non esitava a prestarci un faro, un mixer, un altoparlante: strumenti semplici ma indispensabili per far sì che una serata avesse luogo. Piccoli gesti che rivelano la sostanza di un legame vero.
Nel 2016, questa sintonia trovò la sua consacrazione con l’organizzazione del concerto dei Faber 4tet al Maschio Angioino per l’Estate a Napoli. Una serata che resta nel cuore: non solo spettacolo, ma l’incontro tra due percorsi che, nel tempo, si erano intrecciati fino a diventare amicizia autentica.
Dolore e resilienza
La vita non è stata clemente con Rino Manna. La perdita prematura del figlio Federico, in giovane età, e più recentemente quella della figlia Fabiana, hanno rappresentato dolori immensi, capaci di spegnere chiunque. Ma non lui. Nonostante queste ferite profonde, Rino ha continuato a lottare, a portare avanti il suo lavoro con dignità e dedizione, trasformando il dolore in forza.
Il suo percorso è la prova concreta di una resilienza rara, un atto d’amore verso la città, verso la musica e verso la vita stessa.
Un riconoscimento che la città deve
Per tutto ciò che ha fatto, e per quello che ancora fa, Rino Manna meriterebbe un riconoscimento ufficiale. Non solo come imprenditore dello spettacolo, ma come uomo che ha creduto nella cultura come bene comune, regalando a Napoli un palcoscenico di livello internazionale.
Gli 80 anni e un legame che supera le distanze
Tra i tanti momenti che segnano la nostra amicizia, ricordo con emozione la sua festa per gli ottant’anni. In quell’occasione, non potei essere fisicamente presente: mi trovavo in Brasile. Ma non volli mancare. Con un videomessaggio, inviato da oltre oceano, gli feci arrivare i miei auguri. Un modo diverso, ma sincero, per essere con lui in quella giornata speciale. Perché la vera amicizia sa attraversare anche la distanza di un oceano.
La magia dei Genesis e un abbraccio che dice tutto
Il 7 settembre, al Palapartenope, si è scritta un’altra pagina di storia musicale: Steve Hackett, chitarrista dei Genesis, ha riportato sul palco la leggenda con il tour “Genesis Greats Lamb Highlights & Solo European Tour”. Una serata che ha unito nostalgia e innovazione, regalando al pubblico l’emozione pura della grande musica.
È stato in quella cornice che io e Rino ci siamo ritrovati, per la prima volta dopo la dolorosa scomparsa di Fabiana. Non ci furono parole: solo un lungo abbraccio, intenso e silenzioso. Un gesto che racchiudeva anni di stima, collaborazione e amicizia, ma anche il rispetto per un dolore che non ha bisogno di essere spiegato.
Un abbraccio tra le note dei Genesis: forse la più bella immagine del nostro legame. Un’amicizia nata nel lavoro, cresciuta nella collaborazione, temprata dalle avversità. Un legame che, come la musica, resta capace di unire i cuori al di là del tempo.
