La Cultura in ostaggio: Fenice, San Carlo e Pergola tra politica e ribellione
Beatrice Venezi - immagine dal web
di Bruno Marfé
VENEZIA, NAPOLI, FIRENZE – Tra il Teatro La Fenice, il Teatro San Carlo e il Teatro della Pergola, la musica e la prosa sono assordate dalla politica. Le recenti nomine e le scelte gestionali ai vertici dei tre storici teatri italiani sono diventate il simbolo di una preoccupante ingerenza che mina l’autonomia culturale e scuote il mondo dello spettacolo. L’accusa, lanciata da orchestrali, artisti e addetti ai lavori, è che la meritocrazia abbia ceduto il passo alle lottizzazioni partitiche.
Il caso Fenice: la nomina e la rivolta del teatro
La nomina di Beatrice Venezi a Direttrice Musicale della Fenice ha generato una protesta senza precedenti. L’orchestra ha chiesto la revoca immediata, definendo la decisione una pura imposizione politica a discapito di un curriculum ritenuto insufficiente per il prestigio del teatro.
La tensione è esplosa ieri sera in maniera clamorosa: al termine della Sinfonia n. 6 “Tragica” di Mahler, dai palchi del teatro gli spettatori hanno lanciato in platea centinaia, migliaia di volantini come gesto di protesta contro la nomina di Venezi.
Sui fogli campeggiava una frase eloquente: «La musica non ha colore, non ha genere, non ha età. La musica è arte, non intrattenimento.»
Un modo eclatante per solidarizzare con i novanta professori d’orchestra e i trecento lavoratori in agitazione permanente. Un segnale inequivocabile: la Fenice è in piena rivolta e il gesto, applaudito da molti, si è trasformato in un atto simbolico di resistenza civile.
Non a caso, voci come quella del violoncellista Luca Signorini hanno sottolineato come, al di là delle argomentazioni tecniche, il sospetto di un’imposizione politica sia ormai inevitabile. Ancora più chiara la posizione del consigliere regionale Massimiliano Baldini (Lega), che ha rivendicato il sostegno a Venezi come scelta identitaria e di bandiera. Una rivendicazione che, agli occhi dei critici, conferma proprio il nesso tra politica e nomina.
Il San Carlo e la “dittatura culturale”
L’ingerenza politica non riguarda solo Venezia. A Napoli, il Teatro San Carlo è da mesi paralizzato da scontri istituzionali e legali, con l’allontanamento di Stéphane Lissner e la controversa nomina di Fulvio Macciardi. Una vicenda che ha spaccato città e istituzioni, trasformando il più antico teatro lirico del mondo in un campo di battaglia politico.
Anche qui, la reazione del mondo culturale è stata netta. La musicista e scrittrice Grazia Di Michele ha posto un paragone provocatorio: «lascereste che sia la politica a nominare il chirurgo che deve operarvi?». Per lei, l’arte è l’ultimo baluardo di umanità che la politica non può permettersi di piegare.
Il caso Pergola: Firenze e la voce di Stefano Massini
A Firenze, il Teatro della Pergola è finito al centro di polemiche sulla direzione e la programmazione. Qui lo scrittore e drammaturgo Stefano Massini ha denunciato con forza la subordinazione del teatro alla politica, parlando del rischio concreto che la prosa diventi un’estensione delle segreterie di partito. Un grido di allarme che rafforza il filo rosso con Venezia e Napoli.
Un Paese che rialza la testa
Fenice, San Carlo e Pergola raccontano tre episodi di una stessa storia: la resistenza del mondo della cultura a una “dittatura culturale” che rischia di sacrificare l’eccellenza e la libertà artistica sull’altare delle logiche di potere.
La clamorosa protesta di ieri alla Fenice dimostra che non è solo una questione di poltrone, ma di dignità collettiva. C’è un Paese che non si piega e che rialza – finalmente – la testa. Era l’ora.
