14/04/2026
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Il suono della vita oltre il buio: Pasquale Maddaluno, l’anima “bassa” del San Carlo

Pasquale Maddaluno

Pasquale Maddaluno

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Un viaggio dal laboratorio odontotecnico al Massimo napoletano. Storia di un contrabbassista che ha sconfitto la malattia sognando Bottesini. E su Scerù conferma: “Unica nel suo genere”.

Non sono un critico musicale. Non ho la pretesa di giudicare un’esecuzione o analizzare una partitura. Sono semplicemente un cittadino innamorato della sua città, uno di quelli che crede che la cultura di Napoli non risieda solo nei monumenti, ma nelle “piccole storie” delle persone che la abitano.

Seguendo il filo rosso partito dalla storia di Scerù, la contrabbassista taiwanese che esordì al San Carlo(https://ilconfronto.eu/arte/musica/da-taiwan-a-cellamare-e-poi-al-senato-il-percorso-di-sceru-la-contrabbassista-che-porta-la-puglia-nelle-istituzioni-italiane/) e passato per le parole del violinista Daniele Baione(https://ilconfronto.eu/arte/musica/due-animi-una-musica-lesordio-storico-di-wu-hsueh-ju-raccontato-da-daniele-baione-violinista-premiato-a-potenza/), sono arrivato a bussare alla porta di un uomo che del Teatro San Carlo è memoria storica e cuore pulsante: Pasquale Maddaluno.

Daniele mi aveva avvertito: «Tieni presente che Pasquale ha una musicalità rara, figlia della Napoli storica, quella di Eduardo». Ma non mi aveva detto che la sua vita somiglia alla trama di un film.

La scommessa (vinta) di una vita

Classe 1965, nato nei primi giorni dell’anno, la storia musicale di Maddaluno non inizia in un conservatorio ovattato, ma nel rumore di un’agenzia ippica “dove si scrivevano ancora le scommesse con la penna” e tra i banchi di un istituto professionale per odontotecnici.

La folgorazione arriva in un caldo pomeriggio dell’estate 1986. Pasquale sta lavorando in un laboratorio a Torre del Greco. Alla radio passava “Across the Universe” dei Beatles.

«Lasciai tutto sul banco e scappai via senza dire nulla», mi racconta. «Decisi di studiare musica perché era l’unica cosa che mi faceva sognare».

A vent’anni è tardi per quasi tutto. Per le rigide regole accademiche, la scelta è quasi obbligata: il contrabbasso. Compra uno strumento di fabbrica, si chiude in casa e studia otto ore al giorno per quattro anni. Una rincorsa furiosa che lo porta al diploma, all’orchestra “I Solisti Partenopei” (dove nasce l’amicizia indissolubile con Daniele Baione) e infine al San Carlo: arriva nel 1994, diventa stabile nel 2002.

Pasquale Maddaluno e Daniele Baione

La montagna e Bottesini

La “piccola storia” di Pasquale si scontra un giorno con la Grande Storia della vita.

Il 1° gennaio 2008, pochi giorni prima del suo compleanno e pronto per entrare in scena al Massimo, Pasquale si trova davanti «una montagna talmente alta da non riuscire ad arrampicarmi». La diagnosi è severa: un meningioma.

Inizia un calvario di interventi e terapie che gli tolgono la vista all’occhio sinistro, ma mai la voglia di suonare.

C’è un aneddoto che vale più di mille recensioni per spiegare chi è quest’uomo.

Dopo un’operazione al Loreto Mare, l’anestesista si avvicina al suo letto al risveglio, perplessa: «Ma chi è questo Giovanni Bottesini? Uno della tua famiglia?».

Sotto i fumi dell’anestesia, Pasquale non chiamava parenti, ma invocava il “Paganini del contrabbasso”.

«Ho cercato quella dottoressa per una vita per spiegarle chi fosse quel Bottesini, ma non l’ho più trovata», sorride oggi.

Ed è in questo punto della sua storia, più intimo e fragile, che Pasquale aggiunge ciò che per lui conta davvero, il gesto semplice di attenzione verso chi gli è stato accanto. Pasquale, con voce misurata, rivolge un ringraziamento: «Grazie alla mia famiglia, mia moglie Bruna e i miei figli Lorenzo e Luca, che mi sono stati sempre vicini». Un ringraziamento semplice, spontaneo, e proprio per questo profondissimo. Non abbellito, non preparato: vero.

Il primato di Scerù e la lezione di stile

Oggi, reduce da un recentissimo intervento al Gemelli di Roma, Pasquale si prepara per il suo ultimo anno in orchestra prima della pensione. È a lui, memoria della sezione, che ho chiesto di chiudere il cerchio sulla questione Scerù (Wu Hsueh-ju). È davvero la prima donna contrabbassista del San Carlo?

Con l’onestà di chi verifica le fonti, Maddaluno si corregge su un ricordo iniziale:

«Sto cercando programmi e foto, ma credo che Scerù sia stata l’unica. Riguardo alla collega posso dire che durante i suoi contratti ha svolto bene la sua mansione».

Sulle polemiche che hanno investito il mondo della lirica, come il caso Venezi alla Fenice, Pasquale dà una lezione di stile:

«Preferisco non dare una mia opinione perché non ho avuto il piacere di conoscerla, ma ciò non significa che non sia una brava direttrice».

Nessun pregiudizio. Solo la serietà di chi valuta il podio quando ha lo strumento in mano.

Questa è la Napoli che mi piace raccontare.

Quella di Pasquale, che dal banco di un odontotecnico è arrivato al San Carlo, ha combattuto il buio della malattia sognando Bottesini e si prepara al suo ultimo anno di “servizio” con l’entusiasmo del ragazzo del 1986.

In bocca al lupo, Maestro.

Pasquale Maddaluno e Scerù
Pasquale Maddaluno e Scerù

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